Il campeggio No Tav, con tanto di serata di lotta in programma questo fine settimana, è stato di fatto annullato da tre ordinanze emanate ieri mattina dal prefetto di Torino. E così i manifestanti, tende alla mano, sono dovuti tornare sui loro passi. Seppure abbiano già minacciato: «Se non potremo essere qui, vedremo di essere ovunque». Una sorta di dichiarazione di guerra.
Le misure sono state prese dopo i violenti scontri al cantiere della Tav della settimana scorsa che hanno portato a quasi 150 feriti tra le forze dell'ordine. Le violenze e gli atti vandalici erano stati rivendicati nel corso di una prima conferenza stampa: «Non prendiamo le distanze perché siamo tutti black block». Un po' come ha fatto un altro volto noto tra i No Tav, Fabrizio Salmoni, che in un recente comunicato ha rinnegato il modus operandi di Alberto Perino, ormai mancato, ma che per anni ha guidato il movimento. Proprio lui definisce Perino come «un leader intelligente e carismatico, ma prigioniero di un idealismo gandhiano, utile nella prima fase di formazione del movimento che si traduceva nell'aggregazione di forze catto-pacifiste, ma in tante botte subite senza poter reagire».
E mentre si stringe il cerchio con l'ipotesi del reato di terrorismo sui mille violenti, per lo più antagonisti, che hanno sferrato l'attacco di sabato scorso al cantiere della Tav, ecco che le tre ordinanze emanate ieri mattina dal prefetto di Torino Donato Cafagna hanno lasciato i manifestanti con l'amaro in bocca.










