Domenica, davanti all’ambasciata del Marocco a Madrid, una giovane si presenta davanti a un gruppo di simpatizzanti neonazisti e strappa la sentenza che la condanna a un anno per istigazione all’odio. Con toni altisonanti accusa magistratura, polizia e politici di averla denunciata per essersi limitata, a suo dire, a manifestare contro un’immigrazione che definisce un’invasione. Conclude il suo intervento alzando il braccio in un saluto nazista. Si chiama Isabel Medina Peralta, ha solo 24 anni. La scena si è consumata durante una manifestazione legata alla crisi migratoria di Ceuta, dopo che nei giorni precedenti più di 50.000 persone avevano attraversato irregolarmente il confine tra Marocco e l’exclave in appena 24 ore, un episodio in cui sono morte almeno 72 persone secondo il governo spagnolo. In Spagna, a differenza della Germania, il semplice saluto nazista non costituisce di per sé reato: il codice penale tedesco punisce con pene fino a tre anni l’uso pubblico di simboli nazisti, mentre la legislazione spagnola non lo tipizza come illecito penale.

Non è la prima volta che Isabel Medina Peralta sceglie proprio quel luogo, e proprio quel tipo di gesto, per farsi notare. Nel 2021 aveva già guidato una manifestazione non autorizzata davanti alla stessa ambasciata marocchina, nel pieno della crisi diplomatica tra Spagna e Marocco per l’arrivo massiccio di migranti a Ceuta. In quell’occasione prese un megafono e lanciò slogan come “morte all’invasore” e “non è immigrazione, è un’invasione”, frasi che la giustizia avrebbe poi qualificato come istigazione diretta all’odio. Nel 2025 il Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid ha confermato la condanna a un anno di carcere per il reato di istigazione alla discriminazione e all’odio, oltre a una multa. Durante il processo, Peralta aveva negato di essere la leader del gruppo che l’aveva organizzata, definendolo semplicemente “un gruppo di amici”.