Scatta il primo semaforo verde per l'acquisizione di Commerzbank da parte di Unicredit. La scalata dell'istituto italiano, tutt'altro che gradita al governo di Berlino, incassa il via libera formale della Bafin, la vigilanza tedesca, a superare il 30% del capitale dopo che di fatto Unicredit ha già conquistato il 49,65% dei voti esercitabili in assemblea grazie all'Ops volontaria chiusa il 3 luglio scorso. Si tratta di un passaggio cruciale che accelera il contatore verso il completamento dell'operazione e di fatto riduce l'incertezza dei tempi. Non era scontato che l'ok arrivasse ora ad allentare un po' la pressione politica sul dossier. Ma la strada verso la chiusura di tutti i passaggi è ancora lunga. Sono decisivi l'ok Bce e dell'Antitrust perché l'istituto guidato da Andrea Orcel possa dedicarsi al rinnovo della governace.
Ma andiamo con ordine. Secondo quanto ricostruito da Bloomberg, Bafin ha comunicato al gruppo italiano che la domanda per superare il 30% della banca tedesca può procedere. Non si tratta ancora dell'ok finale, ma è abbastanza per segnare l'avvio dell'esame formale e far scattare il termine entro il quale la Bce deve esprimersi.Il faro di Francoforte La valutazione delle partecipazioni qualificate è di competenza infatti della Bce che lavora in tandem con l'autorità nazionale. Ricevuta la domanda completa, Francoforte ha 60 giorni lavorativi di tempo per autorizzare l'operazione o sollevare obiezioni. Con la possibilità che l'istruttoria sia sospesa se vengono richieste informazioni supplementari e il rischio di uno slittamento massimo di altri 20 giorni. Senza stop, il termine dovrebbe cadere a fine ottobre, ma non si andrà comunque oltre novembre.L'iter partito con il lancio dell'offerta italiana sull'istituto tedesco ha seguito la tabella di marcia prevista in Germania che prevede la richiesta, solo in un secondo momento, sulla possibilità per Unicredit di oltrepassare stabilmente la soglia del 30%. Le adesione all'Ops (il 17,6% di Commerzbank) sono da aggiungere al 26,77% già posseduto direttamente e al 3,22% rappresentato da derivati con consegna fisica delle azioni. La partecipazione in capo a Unicredit è salita così al 47,59%. Ma escludendo le azioni proprie di Commerzbank, prive del diritto di voto, il pacchetto corrisponde già al 49,65% dei voti esercitabili. Sarà l'annullamento dei titoli acquistati con il buyback ad avvicinare la quota sul capitale alla stessa percentuale. Un'esposizione del 13,19% attraverso total return swap regolabili per cassa va sommata, almeno potenzialmente, a questa posizione. I derivati portano il pacchetto complessivo oltre il 60%, pur senza la corrispondente proprietà o diritti di voto. Ecco perché il giudizio Bce si concentrerà sul pacchetto effettivamente in portafoglio. Poi c'è il capitolo Antitrust Ue, quello della Fed e dell'autorità di regolamentazione polacca. In questo caso, almeno sulla carta, non dovrebbero esserci grandi ostacoli antitrust visto che l'operazione non porta sovrapposizioni: gli sportelli Unicredit targati HVB sono al sud mentre quelli Commerzbank sono al centro-nord. Ma non si possono escludere slittamenti, data l'opposizione di Berlino che considera la mossa Unicredit ostile. Le recenti esternazioni positive dei due primi ministri federali sono già qualcosa, ma il nodo resta e avrà il suo peso nella definizione della governance.Il controllo Fino alla chiusura dell'iter autorizzativo, le azioni apportate all'offerta non saranno trasferite e anche la governance resterà immutata. Solo in seguito Unicredit può regolare l'Ops, consolidare la propria posizione e tornare a comprare titoli senza dover lanciare una nuova offerta. Una quota vicina al 50% dei voti le consente di esercitare un'influenza in assemblea e sul rinnovo del consiglio di sorveglianza nel 2027. Potrebbe così incidere sull'elezione dei dieci rappresentanti degli soci, compreso il presidente, decisivo in caso di parità con i dieci membri espressi dai lavoratori. Anche in questo i tempi conteranno. Se il dossier autorizzativo si chiuderà nell'anno, ci sarà margine per anticipare il rinnovo del consiglio, altrimenti si arriverà all'assemblea di primavera. Per Commerzbank le sinergie si realizzano solo con una soluzione consensuale che coinvolga vertici, dipendenti e istituzioni.










