Lo spagnolo ha annunciato il forfait per il Masters 1000, Sinner arriva in Ohio con un piano preciso verso gli US Open che l’anno scorso perse proprio contro Carlos.

L'ultimo Masters 1000 prima degli US Open avrebbe dovuto riportare finalmente in campo Carlos Alcaraz. Il rientro dello spagnolo è il più atteso dopo l'infortunio al polso che lo ha costretto a uscire di scena per buona parte della stagione. Invece arriva un nuovo rinvio: l'iberico ha deciso di saltare anche Cincinnati, prolungando uno stop che dura ormai da quasi quattro mesi. Dall'altra parte della rete c'è invece Jannik Sinner che, reduce dal successo di Wimbledon, ha programmato con precisione la tournée americana, ha scelto di non partecipare a Montreal per presentarsi nelle migliori condizioni proprio in Ohio (d0ve l'anno scorso si ritirò in finale proprio contro il murciano per problemi fisici) e rifinire la preparazione verso New York. Non è soltanto una diversa gestione del calendario: è la fotografia di due percorsi che, a poche settimane dallo Slam, stanno andando in direzioni opposte.

Perché il forfait di Alcaraz cambia gli equilibri prima degli US Open Il forfait di Alcaraz a Cincinnati porta con sé un paio di domande sulle sue condizioni: ce la farà a essere pronto per Flushnig Meadows e, soprattutto, in che condizioni arriverà? Il torneo in Ohio doveva essere il test decisivo per capire come realmente sta considerato che non gioca una partita ufficiale da aprile. Il Masters 1000 americano rappresentava il passaggio naturale per ritrovare il ritmo partita dopo mesi lontano dalle competizioni ufficiali e verificare la risposta del fisico in vista degli US Open. Il numero 2 al mondo e il suo staff, invece, hanno preferito non forzare i tempi. Una decisione prudente e comprensibile dal punto di vista medico ma che cambia le prospettive dal punto di vista sportivo: sia perché perderà i punti conquistati un anno fa (ma questo è un danno collaterale calcolato) sia perché il trofeo americano, dove le sollecitazioni in campo sono elevate e rese più ostiche dal clima torrido (si gioca al meglio di 3 set su 5), potrebbe mettere duramente alla prova l'iberico. Per un tennista di vertice gli allenamenti, anche quelli più intensi, non possono sostituire il ritmo della competizione. Servono match veri per ritrovare automatismi, gestione della pressione e continuità. È per questa ragione che la risposta ai questi iniziali è solo nelle incognite sul livello con cui si presenterà a New York.