L'amministratore delegato Mariani: «Investimenti focalizzati su cybersecurity e difesa militare, pronti a nuove acquisizioni»
Lorenzo Mariani sta per girare la boa dei primi 100 giorni alla guida di Leonardo. Nominato amministratore delegato all’inizio di maggio, il manager, che ha svolto tutta la sua carriera nel gruppo in cui è entrato nel 1992 dopo la laurea in Ingegneria Elettronica, sta già tracciando la rotta per continuare il percorso di crescita e rafforzare il posizionamento di Leonardo — primo gruppo industriale del Paese — in uno scenario che vede nell’industria della difesa uno dei settori più sotto pressione, ma anche tra i più avanzati e innovativi nell’ecosistema delle tecnologie digitali. Ingegner Mariani, partiamo dall’acquisizione di Raft negli Stati Uniti, annunciata la settimana scorsa. Cosa significa per Leonardo? «Si tratta di un’operazione che ha due valenze fondamentali: la prima è rafforzare la nostra presenza in un mercato in fortissima crescita, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo: negli Stati Uniti le nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale, si sviluppano a una velocità impressionante e per noi gli Usa oggi rappresentano il secondo mercato domestico. La seconda riguarda il dominio dell’operazione: ci permette di accelerare lo sviluppo di software ad alto contenuto di Ai per applicazioni di comando e controllo, in particolare nella difesa aerea, un settore chiamato a proteggere da minacce sempre più evolute, come quelle emerse nei conflitti recenti». Il “comando e controllo” oggi è il cuore della difesa moderna. Su cosa state lavorando? «In tutte i domini abbiamo un’esperienza più che cinquantennale, soprattutto in quello navale, dove il Combat System sviluppato da Leonardo può arrivare a rappresentare il 35-40% del valore totale di una nave. Le principali applicazioni riguardano attualmente la capacità di coordinare diversi sensori e mezzi intersettoriali per proteggere da minacce che assumono configurazioni sempre più diverse. In Ucraina si sono manifestate minacce ad altissima tecnologia, come i missili ipersonici, che richiedono uno sforzo particolarmente importante in termini di tecnologia per contrastarle. Ci sono anche minacce molto tradizionali, dove l’artiglieria rimane probabilmente un elemento fondamentale, ma va coordinata con le altre risorse a disposizione, e la guerra ibrida con droni, che invece richiede misure particolari. Poi c’è lo spazio che rappresenta una nuova frontiera sempre piu fondamentale. Il comando e controllo è ciò che integra tutte queste informazioni e decide come agire: è il cuore delle Multi-Domain Operations, ed è lì che concentriamo gran parte dei nostri investimenti». Qual è la sua visione strategica per Leonardo? «La visione di medio periodo è sicuramente quella di un’azienda a forte connotazione tecnologica, capace di offrire soluzioni avanzate sui mercati globali e di soddisfare i bisogni interni e poi quelli dell’export. E vogliamo farlo anche attraverso alleanze e joint venture che contribuiscano a costruire una vera industria europea della difesa». Come pensate di aumentare la capacità produttiva, vista la crescente domanda internazionale? «È una necessità comune a tutti i segmenti di business della difesa. Per noi è una sfida importante. In una prima fase abbiamo sfruttato capacità produttiva inutilizzata e ottenuto efficienze immediate, soprattutto nei missili, nei radar e nei velivoli. In una seconda fase abbiamo avviato investimenti non ricorrenti per nuovi mezzi produttivi, che richiedono più tempo. In parallelo lavoriamo sulla supply chain, perché i veri colli di bottiglia sono spesso nella catena dei fornitori. Le joint venture con Rheinmetall nei mezzi militari o quella con i turchi di Baykar per i droni, ci permettono accelerazioni più rapide. Con il progetto Bromo aspiriamo a implementare al meglio il dominio aerospaziale».Altre acquisizioni in vista? «Guardiamo con attenzione al mercato dei droni, dove la varietà degli assetti — dai più sofisticati a quelli più piccoli che operano in sciami — e il peso crescente del software ci suggeriscono che potremmo individuare uno o più target da acquisire». Oggi per un Paese è più importante avere sufficienti armamenti tradizionali o la miglior tecnologia contro i cyberattacchi? «Credo che le due cose siano legate in modo indissolubile. Mi rifaccio ancora una volta ai conflitti in corso, dove le minacce sono spesso contemporanee: abbiamo visto minacce di massa, attacchi selettivi con missili balistici e, nel frattempo, attacchi cognitivi difficilissimi da individuare e attacchi cyber che bloccano le attività produttive. Secondo me, da ora in poi, il paradigma è far sì che anche sistemi che avremmo definito tradizionali siano protetti dagli attacchi cyber». Ha parlato di “attacchi cognitivi”: cosa sono? «Sono campagne di disinformazione, oggi diffuse con strumenti sempre più sofisticati, pensate per destabilizzare equilibri economici, sociali o politici. Noi forniamo a chi deve verificarle strumenti di intelligenza artificiale capaci di analizzare grandi quantità di dati e riconoscere un attacco in corso.» Quanti attacchi cyber subisce Leonardo ogni giorno? «Centinaia, in modo continuo. I nostri Security Operation Center proteggono sia le nostre infrastrutture fisiche sia i sistemi digitali e proprio in questo ambito abbiamo recentemente acquisito quote in società svedesi, finlandesi e britanniche, per accelerare la capacità di protezione, nostra e dei clienti». Un’ultima domanda: come si racconta l’industria della difesa in tempi di guerra, senza demonizzarla? «Innanzitutto con la tecnologia: dietro i nostri sistemi ci sono migliaia di ingegneri, in gran parte giovani, che sviluppano soluzioni con importanti ricadute in ambito civile. Poi c’è lo sviluppo economico: due terzi dei nostri 66.000 dipendenti sono in Italia, ma dal mercato italiano arriva solo un terzo del fatturato, siamo soprattutto esportatori. Infine vorrei sottolineare che non esiste contrapposizione tra investimenti per la difesa per la sanità e la scuola. La sicurezza è un prerequisito. L’investimento in tecnologie per la Difesa rappresenta un elemento imprescindibile per la salvaguardia delle libere istituzioni».






