Ringrazio moltissimo Stefano Bonaccini per avermi offerto il pretesto di parlare di “Sapore di mare”, che uscì quando avevo dieci anni e quindi mi sembrerà per sempre un sommo capolavoro, specie trovandomi in un secolo privo di presente e pieno di anniversari.

Tre giorni fa a Bologna c’era il corteo che c’è ogni anno per ricordare la bomba del 2 agosto 1980, corteo che non so bene a cosa serva, forse come formula confermativa alla Max Catalano: ricordiamo al gentile pubblico che far esplodere le bombe nelle stazioni è una cosa brutta.

Due settimane fa i giornali erano pieni dei memoir dolenti di quelli che venticinque anni fa erano al G8 di Genova, o hanno visto in tv le immagini di Genova, o nella loro vita hanno scritto di Genova e quindi Genova è la cosa più importante di tutte perché è quella che permette loro di parlare di quand’erano giovani e belli.

Progetto di andare in vacanza in un’isola senza copertura internet per il venticinquennale dell’11 settembre, perché le rievocazioni di quanto è fondamentale il momento che nella mia fondamentale vita mi spiegò i valori fondamentali io, scusate, non ce la posso fare ad ascoltarle, tollererei solo un torneo a eliminazione in cui quelli che ci tengono a rievocare Genova e quelli che ci tengono a rievocare New York gareggiano, e alla fine al pubblico pagante rimane un anniversario da sorbirsi invece di due.