Dopo lo stop a Schengen La linea Meloni paga E Bruxelles punta sui confini La sospensione del trattato è discutibile, ma sul piano politico rafforza Roma Da Ceuta emerge un nuovo consenso europeo: più deterrenza e controlliRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 5 agosto 2026 – La sospensione di Schengen da parte dell’Italia rappresenta, sia sotto il profilo tecnico-giuridico sia sotto quello diplomatico, una misura discutibile. Essa interviene su uno dei dispositivi più simbolici dell’integrazione europea: è una misura forte in risposta ad una situazione forte. Mentre il governo italiano optava per una misura formalmente incisiva, altri Paesi hanno scelto di rafforzare i controlli alle frontiere senza ricorrere a una sospensione esplicita del regime di libera circolazione. Limitarsi a questa dimensione, tuttavia, non consente di cogliere la razionalità politica dell’iniziativa della premier Meloni.

Da almeno un decennio, il nesso immigrazione-sicurezza si è stabilmente collocato al vertice dell’agenda pubblica europea. Non si tratta più soltanto di una frattura ideologica, ma di una questione che incide sulla percezione della capacità statuale: controllo del territorio, gestione amministrativa dei flussi, tenuta dell’ordine pubblico. In tale contesto, la competizione politica tende a premiare gli attori in grado di offrire segnali di controllo più che soluzioni ottimali in senso tecnico. La scelta del governo Meloni si inscrive coerentemente in questa logica.