Un direttivo lombardo convocato a sorpresa da Matteo Salvini, in pieno agosto, e la comparsa di una bozza di statuto per un possibile nuovo partito di ispirazione federalista. Due indizi che arrivano da fronti diversi ma rimandano alla stessa realtà: una Lega attraversata da tensioni sempre più profonde, con un asse del Nord ormai consolidato. Tutto questo mentre, a poco più di un mese dal raduno annuale di Pontida (il 20 settembre) e soprattutto a meno di un anno dalle elezioni politiche, il confronto interno riguarda il futuro stesso del partito e la sua leadership.
La prima novità - ancora ufficiosa - è la decisione del leader del Carroccio di partecipare personalmente al direttivo della Lega lombarda fissato per venerdì. Una riunione che fino a pochi giorni fa non era in calendario e che rappresenta un’anomalia anche sul piano delle prassi interne: agosto è tradizionalmente un mese senza appuntamenti e, soprattutto, è piuttosto irrituale che il segretario federale intervenga direttamente in un direttivo regionale. Ancor più che sia lui stesso a convocarlo. Una scelta percepita come la volontà da parte di Salvini di affrontare di persona le tensioni esplose nell’ultima riunione fiume di luglio finita tra accuse reciproche e veleni. Secondo diversi racconti, quel direttivo era stato uno scontro aperto. I salviniani Luca Toccalini, Fabrizio Cecchetti e Paolo Formentini avevano contestato il segretario lombardo Massimiliano Romeo e il governatore Attilio Fontana accusandoli di essere diventati «gli anti-Salvini». Romeo aveva risposto con parole che sintetizzano il malessere di una parte della classe dirigente del Nord: «Non rimpiangiamo la Padania. Ma noi che ci stiamo a fare se le nostre istanze non vengono prese in considerazione?».








