La canicola intorno alla basilica di Sant’Ambrogio sembra una colata di piombo fuso, però l’aria a tratti sprigiona l’effluvio floreale misto a incenso di cui sono intrisi i bei ricordi. Il campanile segna le 11 di una mattinata strana.

Se Franco Baresi non fosse defunto davvero, se le spoglie terrene di quel piscinin prodigioso non fossero nel feretro scortato dai pretoriani di una vita Paolo Maldini, Billy Costacurta, Marco Van Basten, Mauro Tassotti, Demetrio Albertini, Filippo Galli, Alberigo Evani, Pietro Paolo Virdis, Marco Simone, Daniele Massaro, Massimo Ambrosini, Angelo Colombo; ecco, se non fosse così, Baresi lo si potrebbe immaginare nascosto da qualche parte, pronto a comparire all’improvviso, serrando i ranghi della difesa milanista col braccio alzato a spedir la morte in fuorigioco.

Questo non avviene solamente perché gli eroi si lasciano risucchiare tra le nuvole anzitempo per imprimere meglio l’essenza di ciò che sono stati in chi non può far altro che ringraziare di aver condiviso con loro un pezzetto di strada.

Ci pensa monsignor Carlo Faccendini, l’abate della basilica, a conferir porzioni di senso al mistero con la sua omelia: «Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli, per chi è piscinin, come veniva affettuosamente chiamato Franco Baresi. Nei piccoli Gesù vede le qualità del Regno: è indubbia la predilezione di Gesù per Franco Baresi. Ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli».