di
Gennaro Scala
Costantino Russo era stato arrestato il 7 luglio. Si sarebbe impiccato con dei lacci alle sbarre della finestra a Secondigliano. Aperta un'inchiesta
La porta della cella si è aperta nella tarda serata di ieri e gli agenti della polizia penitenziaria hanno trovato il corpo senza vita. Costantino Russo, figlio del boss dei Casalesi Giuseppe Russo, detto «Peppe 'o padrino», è stato trovato impiccato nella sua cella del carcere napoletano di Secondigliano. Aveva 35 anni. Era detenuto in isolamento da quando, il 16 luglio scorso, aveva deciso di collaborare con la giustizia. Una morte che apre immediatamente un fronte investigativo delicatissimo. Perché Russo non era un detenuto qualunque: era l’uomo che, secondo gli inquirenti, aveva raccolto l’eredità criminale di una delle famiglie storiche della camorra casertana e che, proprio pochi giorni dopo l’arresto, aveva scelto di rompere con il passato iniziando un percorso con la Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
Il corpo è stato trovato appeso con dei lacci alla grata della finestra della cella. A dare l’allarme sono stati gli agenti della penitenziaria, che hanno immediatamente chiamato il 118. I sanitari arrivati nel penitenziario hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma ogni tentativo è risultato inutile. La salma è stata sequestrata e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sul posto sono intervenuti il magistrato di turno, il medico legale e gli specialisti della polizia scientifica per i rilievi. Le indagini sono affidate alla squadra mobile di Napoli. La notizia della morte di Russo arriva a meno di un mese dal blitz che lo aveva portato in carcere. Il 7 luglio Dia e Guardia di Finanza avevano eseguito un’operazione coordinata dal procuratore aggiunto Michele Del Prete, nella quale il 35enne veniva indicato come il nuovo reggente della fazione Russo-Schiavone.







