I giudici hanno stabilito che rendere difficile l'uscita di un'auto da un parcheggio è una forma di violenza perché costrunge una persona «a tollerare un comportamento altrui» capace di privarla della libertà di determinazione e di azione

Parcheggiare deliberatamente un’auto in modo da rendere estremamente difficile l’uscita dei veicoli dei vicini non costituisce soltanto una scorrettezza o un semplice disagio: può integrare il reato di violenza privata. Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha respinto i ricorsi presentati da quattro imputati e confermato la decisione pronunciata dalla Corte d’appello di Palermo il 20 ottobre 2025.

Le liti per il parcheggio

La vicenda risale a una prolungata situazione di conflitto all’interno dell’area pertinenziale di un’abitazione, utilizzata come parcheggio. Secondo la ricostruzione accolta nei diversi gradi di giudizio, gli imputati avevano collocato ripetutamente il veicolo a loro disposizione in modo da impedire l’uscita agevole delle automobili di proprietà delle persone offese.

La coppia era stata così costretta a effettuare manovre particolarmente difficoltose e, in alcune occasioni, a spostare una delle proprie auto per poter utilizzare l’altra. Il Tribunale di Agrigento aveva ritenuto i quattro responsabili, in concorso, del reato di violenza privata. La condanna era stata poi confermata in appello.