Sono stata truffata. Ho pagato un’agenzia in Bangladesh per ottenere il visto, l’iscrizione all’università in Italia, la borsa di studio, un alloggio e l’assicurazione sanitaria. Ho sborsato più di 5mila euro, ma, all’arrivo, ho scoperto che a parte visto e iscrizione non c’era nulla». Sharmin (il nome è di fantasia) ha 23 anni. Viene da Dacca. Quello degli studenti internazionali, truffati per migliaia di euro nei Paesi d’origine e poi abbandonati una volta giunti all’Università di Teramo, è un fenomeno diffuso. «Per fortuna ho trovato dei connazionali che vivono qui – spiega – altrimenti farei fatica a sopravvivere». Da un lato c’è la fame di iscritti degli atenei italiani più piccoli, che con il calo demografico sono sempre più in bilico, dall’altro il sogno europeo dei giovani provenienti soprattutto da Pakistan, Bangladesh e Tunisia. Ecco allora la soluzione che unisce domanda e offerta: iscriversi all’università. C’è chi lo fa per studiare davvero e chi per ottenere il visto per entrare in Europa, senza rischiare di perdere la vita con le rotte migratorie più classiche. C’è dunque chi resta e chi sparisce, forse in altre città o altri Paesi europei.Sharmin è rimasta a Teramo e sta frequentando il corso di Biotecnologie in inglese. «Il mio obiettivo era venire in Europa, adesso che sono qui voglio continuare a studiare – racconta – la facoltà me l’ha proposta l’agenzia bengalese Sunrise Educational». Al bar dell’università ce ne sono tanti di stranieri. Youssef è tunisino. Si dice mortificato: ha 27 anni, una laurea in Ingegneria meccanica. Avrebbe voluto conseguire un master nelle sue discipline a Pisa. Ha compilato da solo la domanda sul sito istituzionale Universitaly, ma è stata respinta: conosce solo il francese. Si è iscritto a Biotecnologie a Teramo, pur di restare. «Qui mi hanno ammesso», dice. Ed ora studia l’italiano, nella speranza di riprovarci con Pisa. «I certificati di lingua che presentano – ammettono alcuni docenti – talvolta non sono veritieri, perché alcuni non parlano né inglese né italiano. È un requisito di legge. Ci ritroviamo peraltro – dicono – con numeri di studenti che non corrispondono a quanti poi frequentano e sostengono gli esami. Alcuni non si sono mai presentati. Spariscono nel nulla». Tra i corridoi, Youssef non è il solo ad avere difficoltà con la lingua. Anche Zeineb, pure lei tunisina, parla solo il francese.Il rettore Christian Corsi, in carica da fine 2024, assicura che l’università «applica in maniera puntuale e rigorosa le disposizioni del ministero dell’Università e della Ricerca (Miur), richiedendo certificazioni linguistiche accreditate oppure sottoponendo i candidati ai test ufficiali previsti per l’ammissione». In merito alla frequenza, dice, «i dati evidenziano una partecipazione della popolazione studentesca internazionale analoga a quella degli studenti italiani». E aggiunge: «Il 76% degli studenti stranieri ha già acquisito almeno un credito», e «sono previsti ulteriori tre appelli» entro la fine di quest’anno accademico. Fuori dalla percentuale resta circa 1 studente straniero su 4, che a quasi dodici mesi dall’immatricolazione non ha sostenuto neanche un esame. Ed è probabilmente in questo dato che vanno cercati “gli studenti fantasma” di cui riferiscono fonti interne.Grazie all’internazionalizzazione, l’ateneo abruzzese ha ribaltato i numeri degli anni precedenti: «Per la prima volta dopo cinque anni di decrescita, l’Università di Teramo registra il +25%», aveva detto il rettore, a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico. E lo conferma a L’Espresso: «Gli studenti stranieri immatricolati sono stati quest’anno 421, pari al 24% degli immatricolati totali, mentre nell’anno accademico precedente rappresentavano il 4%». Dei 421, spiega, «il 68% è iscritto a un nuovo corso interamente in inglese in Biotechnology». Lo stesso di Sharmin. Il calo degli studenti pesa come un macigno sul bilancio di tutte le università. Teramo non fa eccezione e la politica intrapresa sta dando buoni risultati, almeno in termini finanziari. Perché per ogni nuovo iscritto il Miur versa all’ateneo circa 7mila euro. Risultato? Nel 2024 i proventi dell’ateneo abruzzese sono stati pari a 50 milioni di euro, l’anno dopo – il primo della gestione Corsi – hanno raggiunto quota 56 milioni. Un aumento del 12%, con una riduzione delle perdite: 5 milioni circa nel 2024, poco meno di 900mila euro nel 2025.Il clima in ateneo è rovente. «Ci chiedevamo dove avremmo ospitato gli studenti stranieri – raccontano fonti interne esigendo l’anonimato – e la risposta di un consulente per l’internazionalizzazione è stata raggelante. Si prendono una stanza – ci ha detto – e ci stanno anche in 10». La soluzione su dove metterli è arrivata a febbraio. Il Comune prescelto, a 30 km da Teramo, è Roseto degli Abruzzi, noto alle cronache per il Residence Felicioni, un centro per migranti che ha avuto picchi di presenze. Si chiama Hotel Laguna Blu l’edificio dove alloggiano molti degli studenti stranieri. Se non fosse per i panni stesi, questo albergo a tre stelle sembrerebbe abbandonato. Sull’uscio sedie rotte, un frigorifero, un trolley capovolto. Sull’ascensore un cartello in inglese: «Gli studenti che cercano un alloggio a Teramo a partire da giugno sono invitati a contattare …», segue il cognome di una docente e l’indirizzo email istituzionale. «L’Università non ha una convenzione in essere con questa struttura», garantisce il rettore, aggiungendo che è una di quelle che «si è dimostrata disponibile ad applicare tariffe agevolate», che «a governance e il personale d’ateneo» fanno «visite e presìdi periodici sul territorio per verificare la qualità delle condizioni di alloggio», e che comunque è in corso «la realizzazione della residenza universitaria di Viale Crucioli (240 posti letto, ndr)».Al Laguna Blu le stanze sono minuscole, 10 metri quadri circa. Un letto matrimoniale. Un piccolo lavandino. Un fornello da campeggio. «L’Università ci ha detto che potevamo stare qui. All’inizio pagavamo in due 380 euro al mese. Ora che è estate ne paghiamo 600, cash. Dormiamo insieme, come una coppia», dice imbarazzato Mohamed (il nome è di fantasia). «Avrei voluto continuare a studiare informatica, ma è difficile entrare in altre università. L’Agenzia in Nord Africa mi ha detto che a Teramo avrei potuto studiare un’altra cosa e ho cambiato. Ho pagato circa 7mila euro. Hanno sbagliato tutti i documenti. L’ho scoperto all’arrivo».Un ruolo chiave in questo fenomeno ce l’hanno le agenzie d’intermediazione. Quella citata da Sharmin, la Sunrise Educational, non è elencata tra i fornitori di Teramo. Il rettore Corsi garantisce che l’ateneo non ha «mai intrattenuto alcun rapporto o convenzione» con questa agenzia. Ce n’è invece un’altra, italiana, con cui nel 2026 ha firmato un contratto da 39mila euro per «servizio di reclutamento di studenti stranieri in Paesi target». Si chiama Studentsworld Srl e, spiega Corsi, collabora con Teramo da due anni. La società è controllata al 100% e amministrata da Dario Consoli. Il fatturato è passato da poco più di 600mila euro del 2023 a quasi 900mila euro nel 2025. Grazie a Studentsworld, chiarisce il rettore, si sono immatricolati a Teramo «circa 50 studenti provenienti da diversi Paesi, tra cui Turchia, Tunisia, Mongolia, Costa d’Avorio, Tanzania e Kazakistan». Il titolare di Studentsworld conferma a L’Espresso di collaborare con agenzie «presenti nei Paesi di origine degli studenti», ma garantisce di non avere relazioni con la Sunrise, quella a cui si è affidata Sharmin. Nel frattempo da qualche parte nel mondo ci si prepara alla partenza per il nuovo anno accademico. È tutto un avvicendamento di carte e documenti. Le iscrizioni a Teramo a settembre si prevede saranno in forte crescita.
Lo straniero salva i conti dell’Ateneo
Per la prima volta dopo cinque anni di decrescita, l’Università di Teramo registra un +25% di iscritti. Grazie agli studenti extracomunitari. Un successo anche






