Avanti il prossimo. In tempi di crisi climatica e costanti trasformazioni, quali saranno le prossime specie marine che raggiungeranno e si insedieranno nel Mediterraneo? Da quando oltre 150 anni fa, nel 1869, fu costruito il Canale di Suez, il piccolo e chiuso Mare Nostrum è stato costantemente invaso da nuove specie. I molluschi e pesci in particolare ai tempi diedero vita ai primi fenomeni di migrazione lessepsiana, ovvero l’ingresso e la stabilizzazione di organismi che dal Mar Rosso hanno raggiunto le acque del Mediterraneo attraverso il Canale di Suez promosso dall’ingegnere francese Ferdinand de Lesseps. Inizialmente l’invasione era lenta, circa una nuova specie scoperta ogni due anni. Negli anni Settanta, quando fu ampliato il canale, la migrazione è aumentata a ritmi di 30 specie ogni 10 anni fino ai giorni nostri, quando si contano circa 445 specie aliene marine migrate, anche se altri conteggi indicano la possibilità che siano quasi un migliaio. Da sempre, l’avamposto per comprendere i futuri spostamenti, sono dapprima le acque di Israele, poi quelle più vicino a noi, per esempio della Grecia che, in questa estate, sta affrontando per esempio l’invasione di pesce palla.

In alcuni casi queste specie non impattano particolarmente sugli ecosistemi, sull’uomo, sulla pesca o sull’economia, in altri invece possono concretamente stravolgere determinati comparti (pensiamo a quello che il granchio blu sta facendo con le vongole) oppure essere motivo di allarme per la salute dei mari. Da qualche estate l’Ispra, istituto di protezione ambientale, in Italia non a caso porta avanti per esempio la campagna “attenti a quei 4” chiedendo di segnalare la presenza di pesci scorpione, pesci coniglio o pesci palla maculati, in alcuni casi pericolosi anche per l'uomo.