L'Editoriale
Martedì 04 Agosto 2026
MONDO. La scelta di imporre dazi commerciali praticamente generalizzati, a partire da quel 2 aprile 2025 che il presidente Trump ribattezzò come «il giorno della liberazione», è con ogni probabilità il cambiamento recente della politica economica statunitense più visibile (e discusso) da una prospettiva europea e italiana in particolare.
Lettura 2 min.
L’importanza che vi attribuiamo non è casuale, considerato che per l’Italia gli Stati Uniti sono il primo partner commerciale all’esterno dell’Unione europea. Né vanno minimizzate instabilità e incertezza generate, nonostante l’andamento degli scambi per fortuna sembra non essere stato finora troppo penalizzato dalle nuove tariffe. Da uno studio Istat sulla fiducia delle imprese manifatturiere, si legge infatti sul sito web del Dipartimento per il programma di governo, «emerge come la grande maggioranza delle unità che esportavano negli Stati Uniti non abbia registrato variazioni rilevanti nelle quantità e nei prezzi dei beni venduti». Non solo: se per il nostro Paese nel 2025 la dinamica degli scambi con l’estero in valore è stata positiva (rispettivamente più 3,3% per l’export e più 3,1% per l’import), si sono registrati quelli che sempre il governo definisce «incrementi significativi nei confronti degli Stati Uniti (più 7,2% all’export e più 35,9% all’import)».







