FELTRE (BELLUNO) - La quarantasettesima edizione del Palio di Feltre è andata al Duomo. La Stella a otto punte conquista i XV ducati d'oro e il drappo realizzato da Marinella Senatore, a questo si aggiunge anche la soddisfazione degli organizzatori della manifestazione e dei numerosi volontari che hanno partecipato alla sua realizzazione. C'è però anche il rovescio della medaglia, quel volto rappresentato dai perdenti, da coloro che hanno lottato fino all'ultimo per conquistare la vittoria ma che sono stati fermati dagli eventi, dalla sfortuna, da un periodo di ricostruzione di contrada o da una gara andata male. Hanno perso, è vero, ma sono già pronti a ripartire dal campo di gara e dalle pieghe di un regolamento che molto probabilmente verrà ritoccato durante l'inverno, perché non sono le regole a fare la differenza, ma la casistica sempre si allunga.

Incidente durante le prove per il palio di Feltre: fantino cade, il cavallo scavalca le barriere di protezione durante la corsa VIDEO SANTO STEFANO Di sicuro il Quartiere che esce dal campo di gara con le ossa più rotte, anche letteralmente, è il Santo Stefano, che culla invano il sogno di successo senza riuscire a portare in contrada i XV ducati d'oro. A parlare è Paolo Rigoni, presidente del Corno da Caccia assieme a Luigi Bonan: «Dispiace non aver potuto giocare fino in fondo tutte le carte perché anche nell'ultima gara avevamo un lotto di cavalli che poteva piazzarsi nei primi quattro posti. Ho fatto i complimenti a tutti perché abbiamo fatto delle gare mostruose (quarto posto nell'arco e vittorie in staffetta e fune). Purtroppo abbiamo pagato la pressione psicologica nell'arco, un risultato che non rispecchia quanto visto nelle prove». Prosegue: «Avevo chiesto a tutti atleti di dare il 110 per cento e lo hanno fatto. Adrian (il fantino Topalli) ci ha provato per tre giri: se fosse uscito primo dal canapo avrebbe probabilmente vinto. Un ringraziamento a Valter (il fantino Pusceddu) che, per portare a casa il punto dell'ultimo posto, era a cavallo con due costole fratturate e una gran botta allo sterno e al collo. Tutti hanno onorato la maglia». CASTELLO Il Leone rampante guidato da Francesco Larese ci ha provato, pur sapendo che sarebbe stato difficile. A spiegare il periodo di rifondazione che il quartiere sta vivendo è il presidente, in lacrime: «Tutto quello che abbiamo dimostrato è frutto del lavoro di questa contrada e dei contradaioli. Stiamo attraversando un momento difficile che però stiamo mettendo alle spalle. Siamo un cantiere e dobbiamo ancora lavorare, ma nonostante questo, per un po' di ore, abbiamo coltivato un sogno. Ringrazio chi ha scritto con me il primo capitolo di quattro (il mandato di Larese durerà quattro anni n.d.r.) di questo bel libro». PORT'ORIA Fra i tre perdenti, l'Aquila è quella che risente probabilmente meno della sconfitta. Aldo Pellencin, il presidente, in Prà del Moro fa i complimenti a tutti e commenta: «Non abbiamo vinto l'arco, gara su cui puntavamo di più, e siamo contenti del terzo posto ottenuto in staffetta e fune, due gare in cui da qualche anno non riuscivamo a migliorare. Stiamo lavorando sugli atleti locali e questi risultati sono una gratificazione per il lavoro svolto e un incentivo a migliorare ancora. Per la gara dei cavalli, invece, si sa che è difficile avere delle certezze: il terzo e quarto posto ci danno motivo di nuovo impegno».