Si tratta di un’area grande quanto la Francia, nel cuore della seconda foresta tropicale più estesa al mondo, dove la tutela della natura si sovrappone agli interessi dell’industria estrattiva. È il corridoio ecologico Kivu-Kinshasa (Congo), e per il 72% ricade oggi in zone per l’estrazione di combustibili fossili; al contempo, oltre 12,3 milioni di ettari sono interessati da concessioni minerarie.

I dati arrivano dal nuovo rapporto di Greenpeace Africa “The Kivu–Kinshasa Green Corridor: Warning Signs and the Urgent Need for a Moratorium on New Extractive Projects”, che mette in luce le contraddizioni tra gli obiettivi di conservazione dell’area e la possibile espansione delle attività petrolifere, minerarie e del gas al suo interno.

Istituito nel gennaio 2025, il corridoio si estende per oltre 544mila km² ed è stato presentato come una delle maggiori iniziative al mondo per la conservazione delle foreste tropicali. Il territorio custodisce un patrimonio di biodiversità fondamentale e grandi quantità di carbonio, immagazzinate nella vegetazione e nei suoli.

Tra gli ecosistemi esposti figurano circa 6,5 milioni di ettari di torbiere. Queste zone umide accumulano carbonio nel terreno, ma il loro degrado può liberare nuove emissioni di gas serra e compromettere habitat essenziali per numerose specie.