Era impegnato in un sopralluogo ai siti archeologici del territorio, a iniziare dall’anfiteatro Flavio di Pozzuoli, ma a tre giorni dal terremoto di magnitudo 4.7, dopo che nessuno del governo si era affacciato nella zona dei Campi Flegrei, nonostante 300 sfollati, è scattata la contestazione. A farne le spese è stato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, preso di mira da un centinaio di cittadini, tra i quali anche coloro che non possono rientrare nella propria casa, e attivisti di Potere al Popolo.
L’accusa rivolta al ministro è quella di aver fatto passerella mentre sul territorio ci sono ancora difficoltà materiali, come la carenza di acqua. All’uscita dal sito archeologico, la sua auto era sostanzialmente accerchiata e il ministro ha potuto allontanarsi grazie a un cordone formato dai carabinieri e dalla scorta mentre tutt’attorno continuava la contestazione al grido di “vergogna, vergogna” che non è mai sfociata in comportamenti violenti.
Una delegazione composta da sei cittadini ha poi potuto incontrare il ministro, chiedendo al governo risposte immediate sull’assistenza agli sfollati, un piano d’azione concreto per le sistemazioni notturne e il ripristino dei servizi primari, vista l’interruzione della fornitura d’acqua potabile in diverse zone della città da venerdì sera. Terminato il sopralluogo, il ministro Giuli ha lasciato l’area per proseguire verso Pompei, dove era atteso per la presentazione di un restauro.









