di Roberto Celante

Non avrei mai creduto di potermi commuovere per la scomparsa di una persona che non conoscevo. Poi, è mancato Franco Baresi, ex libero del Milan e della Nazionale che, per talento e umanità, è entrato nella leggenda, come riconosciuto sportivamente in una nota ufficiale della Juventus. Mi ritornano in mente le immagini e il racconto della sua vita di calciatore, pubblicate in una videocassetta di fine anni Novanta dalla Gazzetta dello Sport, in occasione del suo ritiro dal calcio giocato. Avevo iniziato da poco a seguire il calcio, ma, apprezzando già l’atleta, volevo “conoscerlo meglio” e quel video raccontava anche il ragazzo e l’uomo che è stato.

I primi calci al pallone all’oratorio di Travagliato, in un tempo in cui i ragazzini crescevano insieme, quando l’amicizia non si chiedeva sui social, ma ancora si coltivava, passando i pomeriggi insieme. Tempi non più di miseria, ma non ancora di benessere economico, quando i ragazzini imparavano ad apprezzare la vera ricchezza del tempo libero e dei rapporti umani genuini.

La perdita dei genitori a quattordici anni fu un dramma che ne avrebbe segnato tanto il carattere schivo fuori dal campo, quanto lo spirito indomabile nel rettangolo verde. Esordiente nel Milan a diciassette anni, ben presto divenne il leader carismatico del reparto difensivo rossonero ed un modello con cui confrontarsi per tutta la squadra, raccogliendo il testimone da Rivera e lasciandolo a fine carriera a Maldini. Con il Milan vinse lo scudetto della stella, ma attraversò anche alcuni anni difficili, con due retrocessioni in B. Non pensò a sé stesso, rifiutando le opportunità che gli erano state offerte da altri club blasonati. Rimase e diventò il Capitano degli Invincibili, vincendo altri 5 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe intercontinentali, 3 Supercoppe europee, 4 Supercoppe italiane.