L'idea che l'intelligenza artificiale possa eliminare la maggior parte dei posti di lavoro viene spesso indicata come uno degli scenari più probabili dell'evoluzione tecnologica. Steve Hanke, professore di economia applicata alla Johns Hopkins University ed ex economista del Council of Economic Advisers durante l'amministrazione Reagan, propone invece una lettura opposta: il principale ostacolo non sarebbe tecnologico, ma economico.
Intervistato da Business Insider, Hanke sostiene che le aziende non avranno convenienza a licenziare in massa i dipendenti per sostituirli con sistemi di AI. La ragione è semplice: far funzionare modelli di intelligenza artificiale su larga scala richiede investimenti e costi operativi che, in molti casi, risultano superiori a quelli necessari per mantenere personale umano.
Secondo l'economista, la convinzione che l'AI possa diventare un servizio praticamente gratuito è irrealistica. "Questa convinzione si basa su una disconnessione dalla realtà, oltre che su una buona dose di ragionamento economico idiota", afferma. "L'intelligenza artificiale è incredibilmente costosa; richiede enormi quantità di acqua, energia e capitale fisico", includendo anche l'hardware necessario, come i processori grafici destinati all'addestramento e all'esecuzione dei modelli.






