L'impianto della Royal Mint, inaugurato due anni, è in grado di trattare 4mila tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno
Vecchi telefoni da ufficio, schede elettroniche e dispositivi ormai inutilizzati possono nascondere una piccola miniera d’oro. Dentro quei componenti che spesso finiscono dimenticati nei cassetti o smaltiti come rifiuti elettronici si trovano infatti minuscole quantità di metalli preziosi, che oggi iniziano a essere recuperate e trasformate in nuove risorse. A scegliere questa strada è la Royal Mint, l’azienda pubblica britannica che produce le monete del Regno Unito, dove gli apparecchi elettronici vengono smontati e trattati per estrarre l’oro contenuto nei loro circuiti. Tra i primi clienti di questa particolare attività c’è anche la Banca d’Inghilterra, i cui vecchi telefoni vengono trasformati in una nuova materia prima destinata alla produzione di gioielli.
La “miniera urbana” della Royal Mint
La struttura della Royal Mint, inaugurata due anni fa, è in grado di trattare circa 4mila tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno, recuperando fino a 400 chilogrammi d’oro. Il processo avviene in gran parte attraverso sistemi automatizzati, ma il cuore della tecnologia resta segreto: l’impianto utilizza infatti un metodo brevettato sviluppato dalla società canadese Excir, che permette di estrarre l’oro dai circuiti senza ricorrere ai procedimenti tradizionali più inquinanti.







