«Tutte le ricerche dimostrano che quando in una classe è molto elevato il numero di stranieri che non conoscono bene la cultura e la lingua del Paese ospitante è più difficile l’integrazione e ci sono peggiori risultati scolastici. E anche gli studenti italiani riscontrano una diminuzione delle performance». Così Giuseppe Valditara, ministro dell'Istruzione e del Merito in un'intervista al quotidiano 'La Verità' sottolineando che «stiamo lavorando ad una circolare che ribadisca, rafforzi, renda più efficace la direttiva già prevista che fissa un limite del 30% di stranieri in classe, in particolare con riguardo alle competenze linguistiche».
La circolare Circolare che dovrebbe prevedere come «gli uffici scolastici territoriali svolgano una azione di coordinamento al fine di distribuire gli studenti stranieri nelle varie classi e nelle scuole di vicinato per cercare di evitare una eccessiva concentrazione. Ed è evidente che occorrono anche politiche residenziali da parte degli enti locali che contrastino il formarsi di quartieri ghetto, è ovvio infatti che non possiamo mandare uno studente a studiare a diversi chilometri di distanza».Il divieto di burqa In merito al divieto del burqa a scuola Valditara ha precisato che «mi pare che qualcuno nel Pd abbia detto che violerebbe la libertà religiosa. La Cgil, addirittura, ha parlato di una misura securitaria... Io contesto al Pd, alla Cgil e a certa sinistra di essere femminista a corrente alternata. Tante chiacchiere, tanta demagogia, ma poi su alcuni provvedimenti concreti niente. Questo è un provvedimento fondamentale per rispettare il valore della donna, l’uguaglianza delle persone, e loro addirittura si schierano contro. È una posizione ridicola se penso che ci sono provvedimenti simili adottati da governi di sinistra in Europa. Questo dimostra lo scarso spessore culturale di una sinistra che fa demagogia, che fa propaganda, che non ha una linea chiara e a cui basta solo andare contro il governo». «Il niqab è solo un esempio. Il punto è che noi dobbiamo passare dall’inclusione all’integrazione. La sinistra propone l’inclusione, che non è integrazione. Parlo di immigrati, ovviamente, non di altre categorie di cittadini: è ovvio che se hai a che fare con uno studente con disabilità non si tratta di integrare, ma di includere. Ma riguardo agli stranieri includere cosa vuole dire? Secondo la sinistra vuole dire accogliere chiunque a prescindere dalla sua adesione a certi valori di riferimento, a prescindere da come vive. È il caso del niqab: bisogna includere e non importa che si consideri la donna un soggetto dotato di minori diritti che deve vivere mascherandosi; oppure, in altre circostanze, che non si consideri la laicità dello Stato come un valore fondamentale. Includere significa che va bene qualsiasi atteggiamento, anche se ci si ispira a modelli valoriali in contrasto con la Costituzione», ha concluso Valditara.










