In questi giorni sui social che guardano e riguardano il pubblico di Catanzaro, s’è avviata una discussione sul bilancio dell’attività svolta, sin qui, dell’amministrazione guidata dal sindaco Nicola Fiorita. Ricordiamo, per chi se ne fosse dimenticato, che il primo cittadino della città capoluogo di Regione è a capo di una amministrazione di sinistra, in una condizione di minoranza.

Raffreddare i bollenti spiriti

Questa situazione asimmetrica non ha impedito a Fiorita di governare la città, con tutti i problemi che tale condizione ha posto e pone. In tale situazione si è aperto sui social un canale di critiche e di riserve, specie nei confronti del sindaco Nicola Fiorita che avrebbe – secondo i critici – dovuto fare di più. La discussione s’è così animata che rischia di travolgere gli stessi che l’anno avviata. Conviene, allora, mettere dei punti fermi, tali da raffreddare i bollenti spiriti. Intanto bisogna dire che la prima qualità che dovrebbe possedere il sindaco di una città capoluogo di regione è quello di saper leggere scrivere; nel senso che dovrebbe possedere una autorevolezza culturale in grado di soddisfare le domande sul suo status. Che, non dimentichiamolo mai, nacque 26 anni fa, mentre i cari armati stazionavano a Cannitello pronti a entrare in città se la situazione fosse sfuggita di mano. Ma, grazie agli anticorpi presenti nella città dello Stretto (e che erano, soprattutto l’arcivescovo Giovanni Ferro, il questore Emilio Santillo e il sindaco Piero Battaglia), il dramma si superò. Ma non del tutto perché ci sono sempre revanscisti dietro l’angolo pronti a entrare in scena. Certo, si può e si deve discutere se quella scelta fu giusta o meno, ma quello che non si può e non si deve dire che quella scelta fu uno “scippo”