Carbonia. 04 agosto 2026 alle 00:18L’amarezza della vecchie glorie della società calcistica nata nel 1939
La mancata iscrizione del Carbonia al campionato di Eccellenza, che tre mesi fa il club aveva concluso con un'onorevole salvezza, fa precipitare la storica squadra in Terza categoria. Sarà così, salvo eventuali trattamenti di favore in virtù del blasone della società biancoblù che, figlia della città del carbone, è sorta per volere dei dipendenti minerari nel 1939. All’epoca si chiamava Carbosarda: è stata a un passo dalla serie B nel 1956, è divenuta poi Carbonia tre anni dopo e tale è rimasta. L'amarcord per la storia di un club che ha scritto pagine importanti del calcio sardo cede il passo a una tristezza diffusa.
Il rammarico
Vecchie glorie, storici dirigenti, tifoseria, mondo sociale e amministrativo avvertono tutti il senso di una sconfitta più grave di quella cui si va incontro in campo. Non è un fallimento in senso tecnico (il club esiste ancora) ma una debacle di medesima portata. Checco Fele, icona biancoblù, allenatore ai tempi della C2 dal 1982, tassello di congiunzione fra la Carbosarda e il Carbonia, non lo nasconde: «Sono distrutto, questa vicenda mi ha tolto il sonno da giorni». Un mito del Carbonia è Floriano Congiu, talento puro che avrebbe meritato alti palcoscenici nazionali. La sua analisi parte dagli anni d'oro della dirigenza dell'imprenditore Elvio Verniani, quando le tribune dello Zoboli erano stracolme come quando negli anni ’50 si affrontavano Fiorentina e Roma e negli anni '80 la Torres di Zola: «Poi, salvo eccezioni, non è più stato quel Carbonia: ci è già capitato di precipitare in Terza e una risalita calcolata è difficilissima se non c'è chi è pronto a investire e magari a rimetterci».






