C’era una volta l’Anfiteatro romano di Cagliari. Una cartolina bellissima e un simbolo iconico di cultura e spettacolo, capace di radunare migliaia di persone attorno alla storia e all’arte in uno scenario unico nel Mediterraneo. Poi, dal 2011, il silenzio. Niente più musica, prosa, opera lirica o cinema all’aperto, ma soltanto una parziale apertura alle visite turistiche – limitata a una passerella di pochi metri affacciata sul monumento.
È l’ennesimo capitolo delle mille vite di un sito costruito nel II secolo dopo Cristo e rimasto sepolto sotto una fitta coltre di terra e sedimenti fino al XIX secolo, quando il canonico Giovanni Spano lo riportò alla luce. Un luogo restituito allo splendore ma segnato, nel corso dei decenni, da continue interruzioni e travagliati restauri.
Oggi, a quindici anni dalla chiusura definitiva seguita alla controversa inchiesta sulla cosiddetta “Legnaia” – l’imponente impalcatura in legno allestite nel 2000 per ospitare fino a cinquemila spettatori –, il monumento simbolo della città torna al centro del dibattito. A riaccendere i riflettori è l’appello di Fiorella Mannoia che, dal palco di Santa Margherita di Pula al termine del suo concerto di sabato, ha chiesto a gran voce la riapertura della struttura. «Cagliari e la Sardegna se lo meritano», ha scandito l’artista.






