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Sempre più analisti militari ed esperti di Russia sostengono che il presidente Vladimir Putin si stia preparando a ordinare una nuova mobilitazione dopo le elezioni legislative del 18-20 settembre. Farlo prima sarebbe problematico in termini di consenso, dato che l’impopolarità della guerra in Ucraina sta già danneggiando il partito di Putin, Russia Unita (in Russia le elezioni non sono libere e la vittoria del regime non è in discussione, ma il voto è ancora in parte un indicatore dell’andamento dell’opinione pubblica).

Una mobilitazione è un arruolamento di massa di soldati da mandare al fronte: quella di settembre sarebbe la seconda dall’inizio della guerra, nel febbraio del 2022. Le voci che la raccontano come ormai inevitabile sono un segnale delle attuali difficoltà delle forze russe in Ucraina e del fatto che gli altri metodi per trovare soldati con cui sostituire quelli uccisi o feriti non stanno funzionando.

A luglio sul motore di ricerca russo Yandex (simile a Google) sono pressoché raddoppiate le ricerche su come ottenere un’esenzione dal servizio militare, e solo la ricerca “ci sarà una mobilitazione?” è stata fatta più di 200mila volte. Anche le associazioni come Get Lost, che dall’estero aiutano i russi a espatriare, hanno raccontato ai media che stanno ricevendo centinaia di messaggi ogni giorno.