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«Libertà». Una parola, ripetuta per novanta minuti, che ieri sera ha riempito gli spalti del Del Duca come fosse un coro da stadio. Non un inno alla squadra, ma un messaggio diretto, nitido, indirizzato a Claudio Lotito. Ad Ascoli, i tifosi della Lazio hanno rivisto la propria squadra dal vivo per la prima volta dopo 81 giorni, da quella finale di Coppa Italia persa contro l'Inter il 13 maggio. Ottantuno giorni di assenza forzata, tra trasferte vietate, proteste all'Olimpico e manifestazioni di piazza che ieri si sono trasformate in un unico, enorme, abbraccio. Perché di questo si è trattato, prima ancora che di un'amichevole estiva: della fine di un digiuno lunghissimo.

I tifosi biancocelesti hanno invaso Ascoli, riempiendo il settore ospiti fino all'ultimo posto disponibile, occupando la tribuna Mazzone e colorando di biancoceleste ampie porzioni dello stadio marchigiano. Cori, bandiere, sciarpe al vento, striscioni esposti in ogni angolo: la stessa gente che da mesi boicotta gli abbonamenti e diserta l'Olimpico, ieri si è ritrovata compatta (e con l'appoggio dei tifosi ascolani) a sostenere la squadra per tutti i novanta minuti. Ed è qui che sta il paradosso di questa estate laziale: l'affetto per la maglia resta intatto, anzi si rafforza, mentre la distanza dalla proprietà si allarga sempre di più. Due sentimenti che ieri sera hanno convissuto sugli spalti senza contraddirsi: da una parte l'abbraccio incondizionato ai giocatori e a mister Gattuso, dall'altra la contestazione durissima verso chi guida il club.