Requisiti di solidità finanziaria e fatturato escludono startup

Roma, 3 ago. (askanews) – In Italia fare cinema indipendente sta diventando un privilegio riservato a chi è già grande. Nonostante tra il 2017 e il 2025 siano stati destinati 7,26 miliardi di euro di fondi pubblici al settore cinematografico e audiovisivo, le produzioni indipendenti e le nuove società si trovano davanti a barriere burocratiche che rendono di fatto impossibile l’accesso a quei finanziamenti. Il fondo per il cinema 2026 vale 696 milioni di euro, di cui oltre 110 milioni destinati alla promozione cinematografica e audiovisiva, eppure ogni anno attori, registi e produttori continuano a denunciare un sistema che non funziona per tutti.

Il problema è strutturale e riguarda i criteri di ammissibilità previsti dalla normativa vigente. Per accedere ai contributi pubblici, le società di produzione devono dimostrare requisiti di solidità finanziaria, fatturato pregresso e storicità aziendale che nessuna startup o nuova realtà imprenditoriale può possedere. ‘In Italia è impossibile creare una nuova società di produzione e accedere ai finanziamenti pubblici per il cinema’ spiega Mauro John Capece, regista e produttore cinematografico indipendente attivo tra Italia e estero dal 1996. ‘La legge attuale è pensata solo per le multinazionali, ti costringe a rispettare tetti di fatturato e criteri di solvibilità finanziaria che nessun indipendente possiede. Per avere accesso ai fondi devi già averli, in pratica è un paradosso’.