Quante volte siamo incappati in un taglio, in una piccola ferita o anche in gravi lesioni. In tutti questi casi, l'organismo riconosce il danno e attiva immediatamente un complesso "processo di riparazione" che coinvolge milioni di cellule. Queste comunicano tra loro, raggiungono la zona lesionata, si attivano per bloccare la perdita di sangue e poi processo alla ricostruzione del tessuto. Sfortunatamente, però, questo processo non è sempre lineare e, soprattutto, efficiente.

Alcuni esempi possono essere le ulcere del piede diabetico o le gravi ustioni. Queste ultime, molto spesso, richiedono non solo terapie decisamente lunghe, ma talvolta interventi chirurgici invasivi per la ricostruzione dei tessuti.

Un gruppo di ricerca dell'Imperial College di Londra, invece, ha adottato un approccio completamente diverso da quello della medicina tradizionale che tende a somministrare fattori di crescita sintetici per accelerare la guarigione. Se fosse l'organismo stesso a stabilire tempi e intervalli di guarigione?

Con una ricerca pubblicata su Nature Materials, gli scienziati hanno mostrato una medicazione bioispirata, progettata per riconoscere ciò che accade all'interno della lesione e rilasciare le proteine riparative soltanto nel momento in cui il processo di guarigione ne richiede l'intervento. In questo caso la medicazione sfrutta le proteine già presenti nel sangue e nei tessuti del paziente, le cattura e le conserva fino al momento più adatto per il loro rilascio, senza quindi la somministrazione di sostanze dall'esterno.