di
Jacopo Strapparava
Val di Non, l'abbraccio della frazione di Coredo al ragazzino scomparso il 2 agosto dopo 9 anni di coma. Il paese radunato sul sagrato. Il padre Giovanni Battista resta seduto durante tutta la funzione
Tutto il paese di Coredo, 830 metri quota, per meno di duemila abittanti, sull'altopiano della Predaia, in val di Non, è arrivato a questo funerale. Il pomeriggio del 3 agosto, alle 14 in punto, quasi a spaccare il secondo, il carro funebre bianco Mercedes arriva davanti alla vecchia chiesa della frazione trentina. Giovanni Battista Maestri, da solo, serio, ma senza versare lacrime, attende in silenzio che gli aprano il portellone posteriore e tirino fuori la bara. Suo figlio Mattia, il giovanissimo in stato vegetativo dal 2017 dopo avere mangiato formaggio a latte crudo contaminato da escherichia coli, è morto il giorno prima a 13 anni. Ad annunciarlo era stato proprio papà Giovanni Battista, che si è sempre battuto per ottenere giustizia a processo rifiutando ogni risarcimento economico proposto. «Il nostro Mattia ci ha lasciato e a nome suo vi ringrazio per aver contribuito a rendere meno dolorosa la sua scomparsa», aveva detto. Sul sagrato di Coredo, la folla aspettava il momento della cerimonia in silenzio. Decine di persone si erano già sistemate in centro, in fila indiana, attendendo il loro turno per fare le condoglianze. In disparte, sulla sinistra, guardando verso la chiesa, i bambini delle scuole elementari del paese hanno ciascuno in mano un fiore bianco. «Una gerbera», spiega una delle maestre.










