Carlos Alcaraz si prepara al rientro dopo l’infortunio al polso di metà aprile. Lo spagnolo, appena tornato numero 2 del tennis mondiale, si allena per il Masters 1000 di Cincinnati al via il 13 agosto e in questi giorni è stato visto in campo con un occhio coperto da un cono forato. Perché? A spiegare tutto ad Adnkronos è il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer). “Questa pratica non è né una bizzarria né un rito scaramantico, ma affonda le sue radici nello Sport Vision Training (Svt)”. Un metodo accreditato dagli studi scientifici come “un intervento fondamentale per l’atleta moderno”, che “aumenta le prestazioni dei tennisti migliorandone non solo i tempi di reazione, ma anche la postura e la biomeccanica del gesto“, descrive lo specialista nell’analisi fatta.

“Allenare la vista nello sport – premette Bernetti – non significa semplicemente avere la classica acuità visiva (i famosi ’10 decimi’ sul tabellone dell’oculista). Secondo la definizione accademica, lo Sports Vision Training si occupa della capacità del sistema nervoso centrale di ricevere, processare e fornire feedback motorio in tempo reale basato sulle informazioni trasmesse dagli occhi. In sport in cui la palla viaggia a oltre 200 chilometri orari, infatti, l’atleta deve eccellere in abilità dinamiche ben specifiche: percezione della profondità, sensibilità al contrasto, visione periferica e tracciamento di oggetti ad alta velocità. In pratica, l’obiettivo dello Sport Vision Training è proprio di allenare queste funzioni per far sì che l’input visivo si traduca in una risposta biomeccanica istantanea ed efficiente”, ha spiegato lo specialista.