Il leader M5S non ha ancora lasciato la carica di commissario. Giovedì toccherà a Loredana Frasca, ricercatrice dell'Iss
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Domani dovrebbe essere il giorno dell’audizione di Giuseppe Conte in Commissione Covid. Scriviamo dovrebbe perché non c’è ancora la certezza che i lavori d’aula permettano di poter svolgere l’audizione e soprattutto perché Conte ancora non si è dimesso da membro della commissione. Sarà uno dei passaggi più attesi per la commissione impegnata da mesi a ricostruire responsabilità, scelte e procedure che hanno segnato la vita del Paese tra il 2020 e il 2022. Soprattutto dopo l’audizione dell’ex sottosegretario Riccardo Fraccaro e l’ex commissario straordinario Domenico Arcuri.
Il primo ha negato di aver mai informato Conte dell’allarme lanciato dall’ex funzionario delle Dogane Miguel Martina sulle ormai stranote mascherine cinesi che, a sua detta, non erano conformi agli standard. Il secondo ha reso una audizione di sette ore in cui ha snocciolato 314 pagine di una relazione che ripercorreva gli anni in cui si trovò a gestire il comitato tecnico scientifico; con tanto di citazioni dotte. Mancava solo una cosa in zione così ricca di dettagli: le domande dei com- aggioranza e oppo- nno chiesto al presi- i di provare a inca- a ulteriore seduta, prima la pausa estiva, in cui poter orre i propri quesiti all’ex commissario. Dando però la precedenza all’audizione dell’ex premier Giuseppe Conte. Il leader M5S dovrà rispondere soprattutto della gestione politica di quell’emergenza. Al centro dell’indagine della commissione c’è, fra le altre cose, la decisione di estendere il lockdown all’intero territorio nazionale. Nonostante, secondo le acquisizioni documentali della commissione, diversi esperti avessero suggerito di intervenire in maniera circoscritta nelle aree maggiormente colpite dal contagio. È importante capire la genesi di quella decisione perché le conseguenze di quella chiusura generalizzata hanno messo in crisi interi comparti produttivi.










