Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiL'89% delle scienziate italiane più citate in campo biomedico dichiara di avere incontrato almeno un ostacolo legato al genere durante la propria carriera; il 91% ha sperimentato difficoltà nel conciliare responsabilità professionali e vita privata e appena il 17% si considera soddisfatta dell'attuale livello di parità e inclusività nel campo della ricerca medica. Sono alcuni dei risultati dello studio pubblicato sullo European Journal of Cancer Prevention realizzato dal Club delle Top Italian Women Scientists (TIWS), promosso da Fondazione Onda ETS, che ha coinvolto 100 scienziate con 32 anni di carriera alle spalle prevalentemente nelle università e negli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) del Paese, in settori quali biologia, immunologia, genetica, oncologia, farmacologia, neuroscienze ed epidemiologia.
«Il dato più significativo è che a raccontare questi ostacoli non sono donne rimaste ai margini della ricerca, ma scienziate che hanno raggiunto risultati importanti. Significa che il problema non riguarda le capacità, la preparazione o la determinazione delle donne, ma il contesto nel quale devono costruire la propria carriera», sottolinea Adriana Albini, co-presidente del Club Top Italian Women Scientists di Fondazione Onda, scientific advisor della Direzione scientifica dell'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e autrice dello studio con Sonia Levi, co-presidente del Club TIWS e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.







