Grandi successi, composizioni più recenti, ricordi personali e riflessioni sul presente: un viaggio lungo oltre cinquant’anni di musica. Riccardo Cocciante ha conquistato il Teatro di Tharros con un concerto durato circa due ore e quaranta minuti, trasformando uno dei luoghi simbolo della Sardegna in un grande palcoscenico condiviso con il pubblico. La serata, inserita nella rassegna “I Giganti dell’Arte” si è aperta con “La grande avventura”.
Fin dai primi brani si è creato un dialogo continuo tra l’artista e la platea, che ha accompagnato con il battito delle mani “Ora che io sono luce”, “Uomo” e “Uniti no, divisi no”. Cocciante ha attraversato le diverse stagioni della propria carriera alternando musica e racconto. Prima di eseguire “Ammassati e distanti”, ha riflettuto sul rapporto tra società e tecnologia, capace di avvicinare le persone ma anche di renderle, come suggerisce il titolo del brano, sempre più ammassate e distanti. Ha poi ricordato le difficoltà affrontate agli esordi, quando anche il suo nome e la sua immagine venivano considerati poco adatti al mondo discografico. Dopo aver inciso i primi dischi come Riccardo Conte e Richard Cocciante, scelse di tornare alla propria identità. Il racconto ha introdotto “Il mio nome è Riccardo”, una dichiarazione di appartenenza e consapevolezza. Uno dei primi momenti di grande partecipazione è arrivato con “Cervo a primavera”, accolto al termine da un lungo applauso. L’ingresso del pianoforte sul palco ha offerto all’artista l’occasione per raccontare il legame profondo e istintivo con lo strumento.






