"El son” cubano vive e lotta. Malgrado tutto: l’embargo, il blocco petrolifero imposto da Donald Trump, la crisi economica, l’immobilismo del regime. I blackout che scandiscono i giorni. Sull’orlo dell’abisso anche una semplice intervista può diventare rocambolesca, se la corrente elettrica salta di continuo. Per non dire un concerto.Così ha il sapore del miracolo il Vivelo International Tour, dall’album “Vívelo” (2022), con cui il Grupo Compay Segundo porta nel mondo e adesso anche in Italia il patrimonio musicale del leggendario musicista del Buena Vista Social Club, la band prodotta da Ry Cooder a cui Wim Wenders nel 1999 dedicò il suo bel film.Alla guida del gruppo oggi c’è il figlio, Salvador Repilado Labrada, direttore artistico e contrabbassista, per quattordici live da Napoli a Gardone Riviera. Insieme a lui alcuni storici membri del Buena Vista Social Club, fra tutti Hugo Garzón Bargallo, veterano del gruppo, voce e maracas.Sono passati più di vent’anni dalla scomparsa di suo padre. Cosa significa portare il nome di Compay Segundo nel mondo?«È una grande responsabilità, sento il dovere di trasmettere tutta la filosofia della musica tradizionale cubana e la convinzione che questa musica possa contribuire a rendere le persone migliori, cittadini migliori. Compay ha sempre affidato alle sue canzoni un messaggio di pace, umanità e progresso sociale».La musica per Cuba è anche occasione di riscatto. Da quando la situazione si è aggravata cosa avete fatto per resistere?«La musica è una parte essenziale della vita del nostro popolo. Stiamo attraversando un periodo molto difficile. La situazione del nostro Paese è stata ulteriormente aggravata dal blocco imposto dagli Stati Uniti. Abbiamo dovuto trovare molti modi per andare avanti. Prima di tutto abbiamo continuato a esibirci il più possibile, cercando di trasmettere un messaggio di speranza, di fiducia nella capacità delle persone di affrontare le difficoltà e, soprattutto, nella forza della gente comune. Allo stesso tempo, noi musicisti abbiamo cercato di fare rete e di restare uniti, affinché le difficoltà che stiamo vivendo possano essere, almeno in parte, alleviate dalla gioia e dalla speranza che la musica riesce ancora a donare al nostro popolo».Molti cubani hanno scelto la strada dell’esilio. Lei resterà?«È vero che molti musicisti cubani di grande livello e popolarità hanno scelto la strada dell’esilio. Per quanto ci riguarda, il Grupo Compay Segundo è sempre rimasto a Cuba e continuerà a esibirsi per il popolo cubano. Nonostante tutte le difficoltà e le avversità che il nostro Paese sta attraversando, il nostro desiderio è quello di restare nella nostra terra e continuare a fare musica per la nostra gente».La musica sull’isola ha sempre fatto parte della cultura popolare, ancor più di letteratura e cinema forse. Cosa rischia di andare perduto?«La musica ha sempre rappresentato una componente fondamentale della vita quotidiana dei cubani. Non direi però che la letteratura o il cinema occupino un ruolo meno importante nella cultura del Paese. Ogni anno Cuba ospita la grande Fiera Internazionale del Libro, che coinvolge persone provenienti da tutto il Paese. Lo stesso accade con il cinema. Ogni anno si svolge il Festival Internazionale del Cinema, che, oltre alla programmazione dei film in concorso, propone numerose iniziative dedicate ad altre espressioni artistiche, tra cui la musica. Né la letteratura o il cinema potrebbero sostituire il ruolo che la musica svolge nella società cubana, né la musica potrebbe prendere il posto che oggi occupano la letteratura e il cinema. Si tratta di linguaggi diversi, che si completano e si arricchiscono a vicenda. Sono convinto che, con il passare del tempo, a Cuba non andrà perduto nulla di tutto questo. Al contrario, credo che queste espressioni culturali continueranno a rafforzarsi. Cuba è un Paese con una forte tradizione culturale, profondamente legato alla letteratura, al cinema e alla musica».La musica di Compay Segundo sembra uscire da un mondo scomparso. Riuscite a parlare alle nuove generazioni?«Viviamo in un’epoca dominata dal digitale e da una comunicazione sempre più rapida. La musica di radici rappresenta uno spazio diverso rispetto a questo universo fatto di musica prodotta in serie e contenuti che scorrono velocemente sui social. La musica di Compay Segundo nasce invece da tradizioni autentiche e da sentimenti profondamente umani: è proprio questo che la rende ancora attuale».Quali valori trasmette la vostra musica?«Vorremmo trasmettere l’essenza del popolo cubano: il suo modo di essere, di guardare il mondo, di relazionarsi con gli altri, il valore che attribuisce alla famiglia. Tutto questo è presente nella musica di Compay Segundo. Spero che la famiglia continui a rappresentare un valore fondamentale per il futuro dei nostri Paesi. Compay ha scritto canzoni dedicate all’assenza dei figli, delle madri, ai conflitti familiari e alla possibilità di superarli. La sua musica vuole unire le persone, rafforzare i legami familiari e ricordare l’importanza dell’amore e della pace».Il successo internazionale di Compay Segundo arrivò in età avanzata. La prova che non esiste un limite anagrafico per realizzare un sogno.«Credo che l’età non sia determinante quando si parla di riconoscimento artistico. Basti pensare a figure come Charles Aznavour, Sergio Cammariere, Andrea Bocelli, solo per fare qualche esempio, che hanno raggiunto il grande successo in una fase non più giovanissima della loro carriera. L’età non rappresenta né un limite né un ostacolo per chi possiede un autentico talento».Se suo padre potesse assistere a uno dei concerti di questa tournée, come pensa reagirebbe vedendo il pubblico cantare le sue canzoni?«Ne rimarrebbe profondamente colpito. Diceva sempre, con grande gioia, che la musica cubana fosse uno strumento fondamentale per unire i popoli. Ed è proprio ciò che abbiamo visto in tutti i palcoscenici sui quali ci siamo esibiti. Ogni volta abbiamo percepito l’affetto e la solidarietà che il pubblico italiano continua a dimostrare nei confronti di Cuba».