I primi a lasciare il presidio sono un gruppetto di francesi, incamminati a piedi verso la stazione. A Venaus è iniziato lo smontaggio del "non campeggio" allestito da giovedì da alcune decine di No Tav su un terreno privato. C'è chi carica in auto zaini, sacchi a pelo, viveri e le ultime bottiglie d'acqua ormai calda, poi riparte. Altri restano ancora per qualche ora: in tutto non più di una cinquantina di persone. Sul posto ci sono più giornalisti, operatori video e agenti della Digos che manifestanti. Restano schierati anche i reparti mobili, mentre i controlli agli accessi del paese sono ancora rafforzati.
Per le 10 era stata annunciata una mobilitazione. «Vogliamo rompere l'assedio», avevano scritto i No Tav sui loro canali, invitando a «uscire insieme dal presidio di Venaus» e a «far girare la testa» alle forze dell'ordine. Ma, almeno fino alla tarda mattinata, l'iniziativa non si è concretizzata.
All'appello hanno risposto soltanto due persone, zio e nipote, arrivati al presidio con una bandiera No Tav. Si sono fermati a farsi fotografare mentre dall'interno del presidio qualcuno urlava ai cronisti: «Smettetela di riprendere, non vi diamo il consenso». Secondo alcune indiscrezioni, i militanti rimasti avrebbero deciso di raggiungere la stazione in auto per evitare di essere identificati lungo il tragitto. «L'auto rossa chiude il corteo», si sente bisbigliare all'interno del presidio.










