Come si raccontano le donne sui giornali italiani? Chi firma le analisi politiche ed economiche? Chi viene interpellato come esperto? Nell’estate del 2018, Michela Murgia trasformò queste domande nella campagna #tuttimaschi, monitorando ogni giorno le prime pagine de La Repubblica e del Corriere della Sera. Il risultato restituiva l’immagine di un’informazione raccontata quasi esclusivamente dagli uomini: un rettangolo di carta monopolizzato da un solo genere. Oggi, nonostante il panorama mediatico italiano sia profondamente cambiato, gli equilibri del racconto restano in larga parte gli stessi.

A mostrarlo è il lavoro delle giornaliste riunite nell’associazione GiULiA (Giornaliste Unite Libere Autonome) che, raccogliendo idealmente il filo lasciato da Michela Murgia, da cinque anni portano avanti ogni mese una rassegna stampa chiamata Sui Generis. Per una settimana Luisa Brambilla, Caterina Caparello, Gegia Celotti, Barbara Consarino, Laura Fasano, Paola Farina, Elisa Messina, Paola Rizzi, Luisella Seveso e Maria Luisa Villa sfogliano,l eggono e analizzano 15 quotidiani nazionali, dal Corriere della Sera a La Repubblica, da Libero alla Gazzetta dello Sport.

«Il nostro non è un semplice esercizio statistico» spiega Maria Luisa Villa. «L’obiettivo non è soltanto misurare quante donne compaiano nei giornali o quali voci vengano considerate autorevoli, ma anche interrogare il linguaggio dell’informazione, perché le parole con cui si costruisce una notizia non sono mai neutre e finiscono spesso per riflettere, e talvolta rafforzare, stereotipi e gerarchie profondamente radicati».