L’Italia è di nuovo schiacciata da un’ondata di caldo estremo. Il cambiamento climatico sta rendendo questi fenomeni sempre più frequenti e intensi, aumentando l’esposizione della popolazione a temperature pericolose. Di fronte a giornate di afa soffocante e notti tropicali, l’aria condizionata diventa uno dei pochi modi immediatamente disponibili per proteggersi. I benefici di questo strumento sulla salute sono comprovati, a partire dalla riduzione della mortalità legata alle ondate di calore, che fa 60mila vittime ogni anno in Europa, passando dai giovamenti sulla capacità cognitiva, sulla qualità del sonno e sulla salute mentale. Ma non tutti possono permettersi tali vantaggi. In Italia, la distribuzione dell’aria condizionata è profondamente disuguale. Solo una famiglia su due la possiede. Il problema non è solo il costo iniziale di installazione: l’uso del condizionatore aumenta il consumo annuo di energia elettrica del 15%. E questa crescita delle spese pesa in percentuale molto maggiore sui più poveri.
Per questo, la spesa energetica per il raffrescamento è diventata un indicatore rilevante della povertà energetica. Ovvero quella condizione per cui una famiglia non è in grado di accedere a un livello accettabile di servizi energetici per via dei costi eccessivi. Per chi è più in difficoltà, avere l’aria condizionata in casa significa dover destinare una percentuale rilevante del proprio reddito alle spese elettriche, come spiega Giacomo Falchetta, ricercatore del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici. Insieme ai colleghi ha analizzato l’accesso al raffrescamento domestico e i relativi consumi in 25 Paesi. Dividendo le famiglie in cinque fasce di reddito, lo studio mostra che quelle più ricche destinano all’aria condizionata tra lo 0,2 e il 2% delle proprie disponibilità economiche. Per le famiglie collocate nella fascia più povera, invece, il costo può arrivare fino all’8%. Il dato non riguarda specificamente l’Italia, ma rende evidente un meccanismo comune: più basso è il reddito, maggiore è la quota del bilancio familiare necessaria per difendersi dalle temperature estreme.







