di
Alessio Di Sauro
Fino al luglio del 1926, chi entrava in città era costretto a passare sulla corsia di sinistra. L'annuncio del Municipio: «Dal 3 agosto la circolazione è adeguata agli altri Comuni del Regno». Lo scetticismo dei milanesi: «El dura minga»
All’inizio qualcuno la prese a ridere. Le cronache dell’epoca raccontano che già dalla prima mattina più d’uno, in piazza della Scala, iniziò a camminare reggendosi con la sinistra l’altra mano, come se l’avesse ferita: «D’ora in poi bisognerà andare in giro così — rispondevano a quanti li interrogavano sulla postura —, bisognerà tenere la destra!». Milano, 3 agosto 1926, giorno uno della rivoluzione della circolazione stradale. Allo smarrimento degli autisti si accompagnava lo scetticismo dei pedoni, quasi offesi per essere stati relegati — loro sì — nel margine di sinistra della carreggiata: «El dura minga» (non dura) il coro quasi unanime. Un ritornello che poco più di un anno prima, era la primavera del 1925, aveva accompagnato anche l’installazione di quel primo semaforo in città che parve planato da un racconto di Wells, e per cui taluni ipotizzarono addirittura la natura di «Pesce d’Aprile».
Forse anche per questo il Municipio, nelle settimane precedenti, aveva informato i cittadini nel modo più didascalico possibile. Riportiamo testuale: «Dal 3 agosto la circolazione è portata a destra come negli altri Comuni del Regno, le vetture tranviarie e gli altri veicoli percorreranno la parte destra della strada lasciando la sinistra ai veicoli provenienti in senso contrario; i veicoli sorpasseranno a sinistra quelli procedenti in egual direzione; è fatto altresì divieto di salire o scendere dalle vetture tranviarie in movimento». E qui bisogna approfondire.









