Mancinelli

Il Metropolitan Museum di New York, per tutti il Met, dedica a John Galliano una retrospettiva che è anche un processo. Dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028, John Galliano: Horizons riunirà abiti, disegni e una colpa che non si lascia ricamare. Ad allestirla è il Costume Institute, il dipartimento di moda del museo, quello che si finanzia con il Met Gala, la serata di beneficenza in cui l’industria compra a caro prezzo i tavoli, e che dal 2014 porta un nome inciso nel marmo: Anna Wintour Costume Center (ci torneremo). Galliano è il terzo stilista vivente consacrato dal museo, dopo Yves Saint Laurent nel 1983 e Rei Kawakubo di Comme des Garçons, nel 2017. Alexander McQueen, l’altro enfant terrible britannico, ebbe la sua apoteosi (con la mostra Savage Beauty, 2011) solo da morto suicida. Galliano ci arriva vivo, con la biografia esposta come un reperto. La prima sezione della mostra, Bearings, partirà dalla frattura, dalle cure e dalle ammissioni di responsabilità.

Juan Carlos Galliano nasce a Gibilterra nel 1960, figlio di un idraulico, e cresce nel sud proletario di Londra. Nel 1984 la sua collezione di diploma alla Central Saint Martins, Les Incroyables omaggio ai dandy che ballavano nella Parigi scampata al Terrore, viene comprata in blocco dalla boutique Browne: un debutto da leggenda. Segue l’approdo a Parigi come direttore di Givenchy nel 1995, primo inglese alla guida di una maison di alta moda parigina dai tempi di Charles Frederick Worth. Quindi va da Dior, dove per quindici anni trasforma ogni sfilata in un colpo di Stato estetico. Premi e onorificenze si alternano a revoche, secondo il ritmo di un sistema che incorona e poi corregge: la Legion d’onore appuntata da Sarkozy nel 2009 gli viene ritirata per decreto nel 2012.