Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciCi vuole coraggio, o forse un briciolo di lucida follia, per resuscitare un detective dopo un colpo di pistola alla testa e anni di silenzio. O forse è l’unico modo per dare voce all’assurdità di questo momento storico: riprendere un poliziotto-spia che faceva a pugni col mondo già diciassette anni fa.
Giuseppe Genna richiama in servizio Guido Lopez (L’uomo che non doveva tornare, Feltrinelli) e lo getta nella mischia di una Milano ancora più nera e appiccicosa di quella di Catrame (Mondadori, 1999). Lopez trova un equilibrio di poteri che non gli è familiare tra spie russe e ‘ndrine (ricorda un’ottima Judy Dench che in un film di 007 si lamentava di quanto le mancasse la guerra fredda), un cambio della guardia in via Fatebenefratelli, mostruosi movimenti di denaro intorno a imprenditori high-tech sorti dal nulla, una rete che organizza abusi sui minori con l’efficienza di una multinazionale.
Si muove male, fisicamente (zoppica) e nelle pieghe oscure di una società che non capisce (sbaglia, si fa incastrare, non distingue alleati e avversari: ma d’altra parte il suo autore fa in modo che non li sappia distinguere neanche il lettore). Le persone cui tiene, sia pure fragilmente, muoiono e, da morte, lo tradiscono.






