VENEZIA - Venezia continua ad essere una città che attrae e conquista. Non poteva non esserci anche un Four Seasons in questa città». Christian Zandonella, 47 anni, nato a Merano e famiglia di Dosoledo (Comelico Superiore), ha diretto hotel tra Vienna, Bahrein, Toronto, Berlino, Capri, Barcellona e Roma. Ora è alla guida dell’hotel Danieli, passato dalla gestione Marriot alla catena alberghiera del lusso canadese.

Un nuovo viaggio per l’albergo di proprietà del Gruppo Statuto: l’ennesima svolta per un albergo che, carico di storia, fa un salto nel futuro. Un futuro, come spiega Zandonella, che si concentra su una linea precisa: «Un servizio di alto livello a misura del cliente, sempre più “sartoriale”, come nello stile di Four Seasons». Ecco allora che il grande lavoro di restauro del Danieli, concentrato sui tre palazzi che lo compongono (Palazzo Dandolo, Palazzo Casa Nuova e Palazzo Danieli Excelsior, chiamato anche “Danielino”), ha completamente ridisegnato spazi, servizi e tipologia delle camere, stando ben attenti a rispettare la storia, come nel caso della celebre Suite del Doge, rimasta fedele a se stessa. LA STORIA Del resto la Storia ha plasmato l’immagine del Danieli. Nato nel 1471 come palazzo Dandolo (la famiglia dei 4 Dogi), nel 1822 fu di fatto “creato” da Giuseppe Dal Niel. Da “Chez Dal Niel a “Royal Danieli” il passo fu breve. Tra gli ospiti, scrittori e musicisti come Charles Dickens, Goethe, Honoré de Balzac, Marcel Proust, Richard Wagner. Stlisti come Coco Chanel e Giorgio Armani. Attori e registi come Sofia Loren, Charlie Chaplin, Alain Delon, Federico Fellini, Naomi Watts. Sovrani e capi di Stato: da Re Guglielmo di Prussia a Winston Churchill. E poi il cinema, con tre film di 007 (“Dalla Russia con amore”, “Moonracker”, “Casinò Royale”), “The Tourist”, il verdoniano “Viaggi di Nozze”, fino all’ultima produzione prima del “restyling”, la serie tv “Emily in Paris”. L’albergo ha riaperto nei giorni scorsi con le 120 camere di Palazzo Dandolo e Casa Nuova, mentre a fine 2027 apriranno le 48 stanze di Palazzo Danieli Excelsior. Alla fine il Four Seasons veneziano avrà quindi 168 stanze, delle quali metà circa saranno suite. Il gruppo di Toronto mette così la quarta “bandierina” in Italia, dopo il Four Seasons Hotel Milano, il Four Seasons Hotel Firenze e il San Domenico Palace, Taormina. LA VISIONE A dare una nuova “visione” a camere e spazi comuni è stato il designer francese Pierre-Yves Rochon: spazi e luce dilatati con specchi e ampie vetrate, colori chiari che mettono in relazione l’albergo con la laguna, tra cui verdi celadon, azzurri soft, terracotta, ocra e rosa cipria, che richiamano le facciate di marmo, gli intonaci storici e l’architettura della città. Già nella hall di Palazzo Dandolo, con la scenografica e storica scalinata, basta alzare lo sguardo per scoprire il soffitto: dorature restaurate a mano che disegnano un motivo a quadrifoglio su uno sfondo azzurro che richiama l’acqua. Colonne, pietre e scalone sono tornati al loro splendore grazie al lavoro di artigiani locali, intervenuti anche negli arredi delle stanze. Ricca, ovviamente, la presenza di vetro di Murano, di pavimenti in terrazzo alla veneziana e dei tessuti Rubelli. E poi la collezione di opere d'arte, ispirata allo spirito del Grand Tour, a raccontare una Venezia che ospitava (e ospita) artisti, scrittori e viaggiatori. Quindi le camere: più spaziose, con un restauro all’interno di Palazzo Dandolo e di Palazzo Casa Nuova, che amplia la collezione di Junior Suite e Suite One-Bedroom. Infine la Terrazza Danieli, con vista sul Bacino di San Marco, trasformata a sua volta con colori chiari, grandi vetrate e tanta luce. Toni pastello, accenti azzurri e sfumature dorate hanno sostituito le precedenti finiture scure, mentre le superfici a specchio amplificano la luce naturale. L’Executive chef Adriano Rausa presenta un’interpretazione contemporanea della cucina italiana con un tocco veneziano, attraverso l’uso di ingredienti di stagione e consolidati rapporti con i produttori locali. Il “plus”, in termini di servizi, lo darà però la piscina, con spa e palestra annesse: apriranno a fine anno al piano terra. Per l’hotel (ma per Venezia in generale) una piscina in un palazzo del centro storico (e non in una isola) è una sorta di rivoluzione. D’altra parte i tempi questo richiedono: servizi benessere e spazi più grandi. «Non solo - spiega ancora Zandonella - ma ai nostri ospiti vogliamo dare l’esperienza di stare a Venezia, non solo un semplice soggiorno. Così proponiamo percorsi e itinerari che facciano conoscere la laguna, le sue ricchezze e le sue tradizioni». La clientela? «Sempre a maggioranza americana - prosegue il general manager, diventato veneziano come tutto il suo staff di collaboratori -. Con un boom di presene del 10-15 per cento in più nei periodi dei grandi eventi, come la Biennale». Ma un hotel è anche un’azienda. I dipendenti sono 250, molti rimasti a garantire continuità con la tradizione di ospitalità del Danieli. «Per loro - spiega Zandonella - abbiamo messo a disposizione 12 immobili tra centro storico e terraferma per garantire la permanenza in città. Sappiamo quanto sia necessario, per chi lavora a Venezia, avere la possibilità di viverci. Il desiderio è di avere tutti i collaboratori qui a lungo termine. È un modo anche per garantire la residenzialità».