Il mondo dell’hotellerie italiano è in fermento con brand internazionali del lusso sempre più interessati a conquistare luoghi cult. Come il Four Seasons che nell’anno del suo 65esimo compleanno - dopo Firenze, Milano e Taormina - riaprirà a Venezia l’iconico Hotel Danieli, nel mare Adriatico farà tappa con il Four Seasons I e avvierà l’apertura in Puglia. Il contesto italiano resta caratterizzato da catene piccole e medie con marcata proprietà immobiliare ma lo scenario sta cambiando. «Il modello asset light si fa strada. L’obiettivo è efficienza operativa e redditività - sottolinea Giorgio Bianchi, advisor nell’ospitality- con un focus sul brand». Sul mercato le scelte sono composite. Starhotels - tra le più grandi catene italiane con 34 hotel a 4 e 5 stelle - ricorre alla proprietà diretta, co-owner + management, management contract e lease contract. L’ultimo 5 stelle il Gabrielli di Venezia è in gestione (proprietà famiglia Perkhofer) così come i Teatro Luxury Apartments a Firenze, di Hines e Blue Noble.

Tra le formule in crescita c’è l’Hotel management agreement

Tra le formule che crescono in Italia c’è’ l’Hotel management agreement (Hma), con l’affidamento della gestione a un operatore specializzato con un forte know-how e i benefici connessi all’utilizzo di un brand per il posizionamento competitivo dell’hotel. «Nell’ultimo decennio in Italia ha registrato il trend più dinamico con una crescita pari a +8,3% Cagr nel numero di esercizi e +6,1% Cagr nelle chiavi gestite - sottolinea Maddalena Terrano, a capo della ricerca in Italia di Horwath HTL -. Questa formula potenzialmente più redditizia sia per la proprietà sia per il gestore, poiché si fonda su una netta separazione tra titolarità dell’asset immobiliare e gestione operativa, si consoliderà nel prossimo triennio, a scapito del lease, ownership e franchising».