«Lui, Pasolini, coi fascisti ci ha sempre fatto a botte». A parlare così è Ascanio Celestini, artista molto di sinistra, che ha scritto un libro su Pasolini ed è subito stato invitato su La7 alla trasmissione In Onda per raccontare la sua fatica letteraria che, confessiamo, non abbiamo letto e neanche abbiamo intenzione di farlo. Ma colpisce questa strattonamento di Pasolini per sottrarlo alle mani “impure” dei “fascisti”.Il punto è che mettendoci la passione che lo contraddistingue, che per Celestini non può che essere l’antifascismo militante che lo portò pure a minimizzare le foibe, nel parlare del suo libro il nostro si è riferito a una presunta appropriazione da destra del poeta di Casarsa. Il pensiero è subito corso al convegno Pasolini conservatore che si è tenuto lo scorso novembre a Roma, organizzato dalla Fondazione An e i cui atti sono usciti proprio in queste settimane per i tipi di Rubbettino.Celestini insomma ha ripreso una polemica vecchia di un anno e con toni sciattamente polemici («Loro rivalutano Pasolini morto perché non può rispondere») per offrire merce ideologicamente orientata (il suo libro) a chi aveva bisogno che a sinistra si rivendicasse l’eredità pasoliniana. E insomma a sentirlo così infervorato nello spiegare che Pasolini con tutti parlava meno che con i fascisti abbiamo compreso una sola cosa: che quel convegno su Pasolini conservatore ancora sta sul gozzo al mondo di sinistra.FERITA DA VENDICARE