L'adesione al Concordato preventivo biennale preventivo biennale e al ravvedimento speciale mandano ko il Fisco. L’adesione da parte di uno studio associato di ingegneri al concordato preventivo biennale e il contestuale utilizzo del ravvedimento speciale sulle annualità pregresse costituiscono, se correttamente gestiti, un vero e proprio “scudo” rispetto ai poteri accertativi dell’Agenzia delle entrate.

È quanto deciso nella sentenza n. 363/2026 della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Brescia che ha annullato l’accertamento dell’ufficio sullo studio associato e, a cascata, gli accertamenti sui singoli soci.

L'impatto della sentenza sul contenzioso tributario

Nel caso in oggetto, l’accertamento ai fini Iva e Irap sullo studio associato di ingegneria e ai fini Irpef per i singoli associati, era riferito all’annualità 2019, scudato tramite la combinata Concordato preventivo biennale e ravvedimento speciale.

Gli accertamenti sono stati tempestivamente impugnati sia dall’associazione professionale che dai singoli associati puntando, in via preliminare, sull’adesione dello studio associato al Cpb e al perfezionamento dell’annesso ravvedimento speciale sulle annualità pregresse, con regolare versamento delle somme dovute.