di
Massimo Gaggi
Gli accordi definiti storici quando, in realtà, il negoziato è ancora ai preamboli (come con l’Iran) sono il suo marchio di fabbrica
La tecnica è la solita: scavalcando sedi istituzionali, portavoce della Casa Bianca e anche il Congresso, Donald Trump a notte fonda sorprende tutti (negoziatori compresi) annunciando sulla sua piattaforma, Truth Social, un accordo — stavolta su Gaza — con un linguaggio enfatico («un passo monumentale verso la pace») che ignora le ambiguità del testo dell’intesa. Condizioni che i firmatari dei due fronti sfruttano subito per frenare le attese.
Certo, il fatto che il Board of Peace voluto dal presidente Usa sia riuscito a far siglare ad Hamas un accordo per il disarmo non è irrilevante. Ma lo Stato ebraico ha subito detto di non credere a una reale volontà dell’organizzazione palestinese di consegnare le armi visto che la lotta armata è parte integrante della sua ideologia, mentre Hamas fa sapere che rinuncerà alle armi solo dopo il totale ritiro di Israele da Gaza.










