Da tempo circola in rete e su vari media la critica di Legambiente rivolta a quei Comuni che non hanno rinnovato le convenzioni per l’affitto dei monopattini in modalità sharing. In questi giorni anche Verona, dopo altre città italiane come Genova e Firenze ed europee quali Parigi e Madrid, ha fatto la stessa scelta. Obiettare è assolutamente lecito, come d’altra parte però lo è contro-dedurre le fonti e i dati che vengono citati da Legambiente Verona sui giornali locali a supporto dei monopattini ritenuti mezzi adatti all’inter-modalità, talché eliminarli significherebbe addirittura ridurre l’attrattività del trasporto pubblico.
Innanzitutto fondare dei giudizi su rilevazioni effettuate attraverso un progetto co-prodotto da un’azienda che offre monopattini in sharing, e per di più rivolto ai propri utenti (Legambiente-Dott), mi appare irricevibile sotto il profilo dell’etica e del metodo scientifico. E’ vero che tutto risulta trasparente, ma questo non significa che si tratti di una indagine indipendente e quindi ai miei occhi non può considerarsi neutrale e terza. Già questo target selezionato di utenti, ovviamente ben predisposti verso questo mezzo di trasporto, e quindi intrinsecamente portatori di bias (distorsioni attese dei risultati), nonché gli indicatori di generica soggettività utilizzati per registrare giudizi e gradimento, derubricano automaticamente questa rilevazione a semplice sondaggio di percezioni rivolto agli utenti di un servizio commerciale. Nulla di più. Non può di certo quindi essere citata come bibliografia a sostegno di una richiesta, piuttosto perentoria in verità, indirizzata ad un Comune che ha assunto un provvedimento all’insegna dell’interesse pubblico.






