Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUn solo proiettile, quello fatale. Un colpo che spezzò la vita di Kevin Muharremi. È questo il drammatico dettaglio emerso – da quanto abbiamo appreso – dall’autopsia sul corpo del 26enne di Fucecchio, operaio in un autolavaggio della zona, ucciso nella notte di San Valentino a Montecalvoli, in via della Repubblica. L’esame autoptico, eseguito dal professor Marco Di Paolo su incarico della Procura di Pisa, avrebbe stabilito che il proiettile entrato nel collo ha provocato la lesione del midollo spinale, causando il decesso. Un secondo colpo che raggiunse la vittima, avrebbe soltanto sfiorato l’avambraccio del 26enne. Per l’omicidio resta in carcere Renato Xyke, 20 anni, accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Il giovane, assistito dall’avvocato Giuseppe Carvelli, durante l’interrogatorio avrebbe fornito la propria versione dei fatti, senza negare di aver esploso i colpi. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la tragedia sarebbe nata dopo una lite tra due gruppi di giovani scoppiata in un pub di Montopoli, proseguita nel parcheggio e culminata poche ore dopo a Montecalvoli. Indagato per concorso in omicidio volontario aggravato anche un diciottenne, difeso dagli avvocati Giulio Parenti ed Elena Bernardini. Il giovane, presentatosi spontaneamente ai carabinieri il giorno successivo al delitto, ha sempre sostenuto di non sapere che Xyke fosse armato. A bordo della Range Rover Evoque guidata da Xyke c’erano anche altri due ragazzi, uno minorenne, che non risultano coinvolti nell’inchiesta. Le indagini dei carabinieri di San Miniato hanno ricostruito movimenti e responsabilità attraverso telecamere, celle telefoniche, testimonianze e rilievi tecnici. Alle 4.55 del mattino Muharremi venne raggiunto dai colpi mentre si trovava all’interno dell’auto. Xyke, secondo gli inquirenti, avrebbe estratto d’improvviso dai pantaloni una Beretta calibro 7,65, risultata rubata nel 2024 nell’Empolese Valdelsa. I soccorritori tentarono di rianimare il giovane, ma per Kevin non ci fu nulla da fare. Il presunto killer fuggì, venendo poi fermato poche ore dopo sull’autostrada A1 dalla Polizia Stradale. In macchina viaggiavano anche i familiari. Gli investigatori ritengono che la fuga potesse essere diretta verso un porto dell’Adriatico. La chiusura delle indagini potrebbe essere vicina.