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Novantasei anni di storia alle spalle e un modello industriale che continua a produrre crescita, anche mentre il mercato del lusso rallenta. Morellato Group, gruppo padovano attivo nella gioielleria e nell'orologeria che necessita di poche presentazioni, ha chiuso l'esercizio al 28 febbraio 2026 con ricavi consolidati per 750 milioni di euro, in aumento del 4%, e un Ebitda margin del 21%. Numeri sostenuti soprattutto dalla gioielleria preziosa - che genera il 75% del fatturato - e da una struttura integrata che accompagna il prodotto dall'approvvigionamento delle materie prime fino alla vendita attraverso negozi e piattaforme digitali. Un percorso che negli ultimi anni ha trasformato la società con quartier generale a Fratte di Santa Giustina in Colle, nel Padovano, in un gruppo presente in 60 Paesi, con quasi 4.800 dipendenti, 665 gioiellerie dirette, ben 6 siti e-commerce e oltre 7 mila rivenditori wholesale. Oggi il 66% dei ricavi è realizzato all'estero, mentre il canale digitale è arrivato a rappresentare addirittura un quinto del giro d'affari. A sostenere l'ultimo esercizio sono stati in particolare i marchi della gioielleria preziosa, sia in Italia sia nei principali mercati continentali. «Crescita organica e acquisizioni agiscono in totale sinergia all'interno del nostro modello industriale integrato, che presidia l'intera catena del valore: dall'approvvigionamento delle materie prime allo sviluppo dei brand, fino alla produzione e alla relazione diretta con il consumatore finale attraverso la rete retail omnichannel» spiega Massimo Carraro, presidente e azionista di maggioranza di Morellato Group, «A guidare la performance è stata la gioielleria preziosa - un segmento che ha dimostrato una straordinaria resilienza - con i marchi italiani Bluespirit e D'Amante e CHRIST e Cleor all'estero. L'Europa si conferma il nostro mercato d'elezione, con performance solide sia nei bacini storici come Italia, Germania e Francia, sia nei mercati emergenti dell'area». La crescita dei ricavi si accompagna ad una redditività elevata, raggiunta nonostante l'incremento dei prezzi delle materie prime. Un fattore particolarmente rilevante se si considera che il gruppo non ha ridimensionato il peso della gioielleria preziosa e che ha continuato a lavorare con oro e argento, incrementando parallelamente l'utilizzo di metalli riciclati. «La forza e l'autenticità del nostro portafoglio marchi, a cominciare dai brand iconici Morellato, Philip Watch, Sector e Lucien Rochat, sono alla base dei risultati positivi» aggiunge Carraro, «L'integrazione verticale della filiera e la nostra organizzazione di distribuzione diretta, anche grazie a sinergie ed economie di scala, ci hanno consentito di assorbire l'impatto dei rincari delle materie prime, salvaguardando i margini e senza ricadute sul cliente finale. Abbiamo scelto di non scendere a compromessi sulla qualità e sul valore intrinseco dell'oro e dell'argento, incrementando al contempo l'impiego di metalli riciclati» aggiunge Carraro. Dopo una lunga fase di espansione, segnata anche dalle acquisizioni della francese Cleor e del gruppo tedesco CHRIST, Morellato concentra ora l'attenzione sull'integrazione e sulla valorizzazione delle attività già entrate nel perimetro. Senza tuttavia chiudere la porta a nuove operazioni e mantenendo uno sguardo anche oltre il continente europeo. La guida della società lo dice chiaramente. «Forti della dimensione e della leadership raggiunte, la nostra priorità strategica è oggi il consolidamento e la piena valorizzazione del perimetro esistente, pur restando pronti a cogliere eventuali opportunità mirate» dice infatti il presidente, «L'Europa rimane il nostro core business, con margini d'espansione ancora significativi. Parallelamente, stiamo rafforzando la nostra presenza in mercati asiatici ad alto potenziale come il Giappone o le Fiippine. L'Area del Golfo, che ha registrato un fisiologico rallentamento legato alle tensioni geopolitiche, conserva un valore strategico per noi e a dimostrarlo, ad esempio, il fatto che a settembre è prevista l'apertura della nostra prima boutique diretta a Kuwait City».La rete fisica resta quindi centrale, ma sempre più integrata con le piattaforme digitali. Nel 2023 l'e-commerce rappresentava il 17% dei ricavi: due esercizi più tardi la quota è salita al 20%. Un'evoluzione che consente al gruppo di raccogliere informazioni sui comportamenti d'acquisto e di coordinare assortimenti, distribuzione e relazione con il cliente sui diversi canali. In questo sistema entra anche l'intelligenza artificiale, già introdotta in alcuni processi senza interventi sull'occupazione. «Morellato Group è oggi il principale hub europeo dell'orologeria e gioielleria. Il nostro modello omnicanale crea una perfetta interazione tra negozio fisico e canale digitale, garantendoci una conoscenza del consumatore europeo senza pari nel settore. In questo ecosistema, l'Intelligenza Artificiale non sostituisce il capitale umano ma agisce da acceleratore d'efficienza. Guidata dalle nostre persone, l'IA ci consente di ottimizzare la gestione e di personalizzare la customer experience sulla base delle reali preferenze dei clienti» sottolinea su questo tema il Presidente Carraro. Sul fronte degli investimenti, da Morellato fanno sapere che continueranno a interessare sia la distribuzione sia le attività digitali. Il gruppo punta a nuove aperture e al restyling dei punti vendita esistenti, mentre l'indebitamento finanziario consolidato al 28 febbraio 2026 si è attestato a circa 176 milioni di euro. Sugli obiettivi dell'esercizio in corso, Carraro mantiene una linea prudente: «L'obiettivo è sempre quello di continuare a crescere in termini di ricavi e redditività. Proseguono in modo costante gli investimenti nella rete retail sia con nuove aperture, sia attraverso il restyling delle gioiellerie esistenti, così come nell'efficientamento delle attività digitali». All'orizzonte c'è intanto una scadenza che per Morellato vale più di qualsiasi esercizio finanziario. Nel 2030 saranno cento anni dalla nascita dell'azienda a Venezia, dove ancora oggi il gruppo mantiene le proprie radici. «Raggiungere il traguardo dei 100 anni di storia è un motivo di profondo orgoglio, ma il nostro sguardo è proiettato al futuro. L'obiettivo fondamentale rimane garantire uno sviluppo industriale solido, duraturo e sostenibile. Morellato, che è nato a Venezia nel 1930 affonda le radici nella grande tradizione e nell'eccellenza italiana: la nostra mission verso il 2030 è continuare ad interpretare e portare questo patrimonio di bellezza nel mondo attraverso i nostri gioielli» chiude il Presidente. Il secolo di vita, per Morellato, non sarà dunque un punto d'arrivo. Sarà piuttosto la prossima prova di resistenza per un gruppo che ha imparato a trasformare il tempo nel proprio principale alleato, continuando a portare la bellezza nel mondo dalla città che della bellezza è simbolo indiscusso.