Un’autentica invasione di storie sui cortocircuiti della realtà da (e su) tutto il mondo. Tanta Italia con cinque film in concorso - anche il ritorno di Nanni Moretti in Laguna 37 anni dopo - e tre fuori concorso. Poca Hollywood anche se con una sola, vera assenza. Una pattuglia di grandi maestri – Werner Herzog, Danny Boyle, i Kore-eda, Brizet, Zeller - Luca Guadagnino fuori concorso con un doc di sette ore su Bernardo Bertolucci. E ancora le star, guidate da George Clooney, Russell Crowe (con un doc sulla sua attività di rocker), John Malkovich, Javier Bardem e Penélope Cruz. Ma anche una sola regista donna in concorso, la danese May el-Toukhy, in gara con “Woman Unknown” e un’unica serie italiana, per Hbo, ispirata alla storia di Emanuela Fanelli e densa di camei.Infine la vera sorpresa: gli Oasis, con un doc sulla reunion che porterà i fratelli Gallagher a spasso per il Lido. È questa l’edizione 83 della Mostra del Cinema di Venezia, a cui l’industry mondiale, dal 2 al 12 settembre, affiderà di nuovo il compito di indicare il suo stato di salute e difendere la quota non commerciale degli oltre 500 film che escono ogni anno.Non proprio tutta, a dire il vero. Quella di Hollywood ha scelto di non impegnarsi a fondo nel festival diretto da Alberto Barbera, anche se negli ultimi anni la Sala Grande del Lido ha aiutato il successo (spesso anche agli Oscar) di film come “La forma dell’acqua”, “Jocker,” “Povere creature”. «In realtà l’unico tra questi film che poteva esserci e non ci sarà è “Digger” di Iñárritu», ha ribadito Barbera: «Lo fanno uscire più in là». Cioè, per gli analisti, «più a ridosso della Oscar Season, e costruendogli un concorso più protetto». Ma dagli Stati Uniti arriveranno in concorso “Company” di Casey Affleck, lutto e memorie tra passato e presente, la black comedy “Wild Horse Nine” che Martin McDonagh ambienta nel Cile del golpe (con John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Tom Waits) e l’inquietante “Primetime”, di Lance Oppenheim, con Robert Pattinson in un immaginario reality smaschera-pedofili. Florian Zeller, invece, riunisce Penélope Cruz e Javier Bardem in “Bunker”, in cui la costruzione di un rifugio antiatomico manda in crisi una coppia di successo.Tra i venti film in gara c’è spazio per i traumi suscitati dalle guerre (“Mr Nelson, did you kill People?” di Tsukamoto), la crisi del lavoro (“Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé, con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon), gli autoritarismi (“A Bit of Light”, dell’iraniano Ali Asgari), le influenze dei media, come il boom del “Sun”, che Rupert Murdoch trasformò a fine anni Sessanta in un moderno quotidiano scandalistico, raccontato da Danny Boyle in “Ink”, che aprirà la Mostra (con Jack O’Connell, Guy Pearce). E «il cinema che ripropone una rilettura della realtà impastata con l’arte e la creatività», come ha detto Barbera, promettendo «una Mostra su un mondo in crisi», lo troviamo nei temi dei tanti film, doc e corti fuori concorso. Tra gli altri, “They Are Here” di Laura Poitras sulle violenze dell’Ice a Minneapolis, “Musk” di Alex Gibney, ritratto (di quattro ore!) dei tanti volti del tecnocate Usa, “Citizen Osama” sui giornalisti trasformati in bersaglio dall’Idf a Gaza, “Union Town” sullo sciopero dei riders negli Usa, “My Undesirable Friends: Part 2”, fuga dalla Russia di Putin dei giornalisti di un canale tv di news, “Holy Wood Dust” sui milioni di alberi abbattuti anni fa in Trentino da una tempesta di vento. Riflette sulla realtà anche “Father Joe”, sceneggiato da Luc Besson, con Al Pacino (non annunciato al Lido) e Michael Lockerbie, storia di un prete che fa scontrare alcuni criminali newyorkesi.Poi ci sono gli italiani. Tra i doc della selezione ufficiale, “Nino”, di Giulio Fasano su Nino Rota e il già citato, fluviale, “Joie de vivre” di Guadagnino su Bernardo Bertolucci (e ne dura cinque la biografia di Jorge Luis Borges firmata dal collettivo argentino El Pampero). Ci riguarda anche “Imperium”, a cura dell’Aamod, filmati del Pci sull’Unione sovietica, girati negli anni Settanta per promuovere la “via socialista” ma non utilizzati per il ritratto ben diverso che emerse dell’Urss. I cortocircuiti della nostra storia, del confronto tra generazioni, con incursioni nel genere, sono anche il filo conduttore dei film italiani, in concorso e non. Tra questi ultimi, il delicato film di chisura, “Dio ride”, di Giovanni Veronesi, su un prete (Pierfrancesco Favino) che predica la fede con l’arma della comicità nell’Italia del Seicento ma fa i conti con un vescovo dell’Inquisizione (Silvio Orlando). “Scherzetto” di Mario Martone è il confronto, per 48 ore, tra un nonno burbero (Toni Servillo) e il nipotino ipercinetico, e “Nessun dolore” di Gianni Amelio, vede Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea in una storia di dolore per la morte di un bimbo misterioso. In gara troviamo “Ritorno a Buenos Aires”, di Marco Bechis, che 27 anni dopo “Garage Olimpo” narra il turbamento del figlio di un ingegnere Fiat chiamato al processo ai suoi torturatori dei tempi del golpe argentino (con Adriano Giannini). “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis è il ritratto, spietato e comico, di una madre possessiva (Vanessa Scalera), “L’estranea” del giovane Paolo Strippoli, mescola horror, fantascienza e confronti tra generazioni in una storia con Jasmine Trinca, Adriano Giannini, Romana Maggiora Vergano e Valeria Bruni Tedeschi.È un omaggio all’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci “Eco Chamber”, firmato da Andrea Pallaoro, che schiera Luca Marinelli, Susan Sarandon e Alicia Vikander in una vicenda di ritorni, artisti (e vite) al tramonto. Ma la punta della pattuglia italiana è Nanni Moretti, riportato al Lido due anni dopo il trionfo del restauro di “Ecce bombo” a Venezia Classici e a 37 dal controverso Fuori concorso di “Palombella rossa”. Merito anche di Rai Cinema, presente con altri 28 tra film, corti e doc, «all’insegna della varietà di temi, angolazioni ed età degli autori». Moretti porta “Succederà questa notte”, scritto con Eskol Nevo, storia d’amore “piena di energia vitale” con Jasmine Trinca e Louis Garrell. Molti sentono già l’odore del Leone.