Gianni Infantino (Ansa)

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Quell’uomo saggio di Jean Ziegler, il sociologo svizzero che vent’anni fa pubblicò un bestseller intitolato La privatizzazione del mondo, non ha fatto in tempo a vedere lo scempio che il suo connazionale Gianni Infantino sta tirando fuori dal cappello a cilindro per concludere con la distruzione del calcio mondiale.

Ziegler è morto lo scorso 10 giugno nel suo letto a Ginevra, poche ore prima che iniziasse uno dei Mondiali più brutti di sempre. Il filosofo aveva previsto già nel 2005 che «l’occupazione del tempo libero da parte del grande capitale internazionale» non avrebbe risparmiato neppure lo sport e che i colossi dell’intrattenimento avrebbero trasformato anche i Mondiali di calcio in un prodotto standardizzato, in mano agli sponsor, ai diritti tv e a logiche che dovrebbero risparmiare almeno lo sport.

Nei giorni scorsi, Infantino ha messo sul tavolo della Fifa un piano che anche Antonio Conte definirebbe agghiaggiante: privatizzazione del pallone mondiale con ingresso di grandi fondi nel capitale. Ieri pomeriggio, però, la Uefa ha battuto un colpo. E che colpo: immediato blocco della partecipazione delle squadre europee a qualunque manifestazione Fifa.